Geopolitica di ASML
Un puzzle della nostra "civiltà delle macchine"
In una macchina vastissima e composta d’infinite parti, per quanto sia bene e studiosamente fabbricata e congegnata, non possono non accadere dei disordini.
Giacomo Leopardi
Lo Stato era la macchina delle macchine, la machina machinarum.
Carl Schmitt
ASML: quattro lettere che, negli ultimi 5 anni, sono divenute più note.
ASML è l’azienda dei Paesi Bassi nata nel 1984 che, attraverso la realizzazione di macchine per la produzione dei semiconduttori, permette la nostra vita digitale.
A lungo descritta come “la più importante azienda che non avete sentito nominare”, o “un’azienda piuttosto oscura”, oggi ASML è riconosciuta come campione tecnologico europeo.
Questo non vuol dire che si parli solo di ASML in giro, non esageriamo, o che sia nota a tutti, però un cambiamento è già avvenuto.
ASML si è quotata in borsa nel 1995. In quel momento, non se n’è accorto nessuno, o quasi. La sua capitalizzazione, all’inizio del 2026, è di oltre 400 miliardi di euro. Ha più di 44.000 dipendenti.
Per celebrare l’acquisto di un puzzle di ASML, in cui si può riprodurre una macchina EUV in 1.000 pezzi, ho pensato così di raccontare un puzzle dell’azienda, per riprendere e sistematizzare alcuni temi dei miei scritti degli ultimi 5 anni.
Negli scorsi giorni ho pubblicato questi “pezzi” del puzzle di ASML, che ora riunisco in questo scritto molto voluminoso, dove ho inserito anche altri tasselli. Bisogna completare un puzzle anche se questo puzzle, al contrario delle riproduzioni, richiederebbe sempre altri pezzi.
Prima, un’avvertenza: il puzzle di ASML che propongo non vuole spiegare la tecnologia delle macchine di ASML, non vuole chiarire il funzionamento della litografia e il fantascientifico “miracolo” ingegneristico della litografia ultravioletta estrema (EUV).
Per questo, non serve la mia opinione, ed è meglio affidarsi alle spiegazioni dei tecnici, oppure ai video dimostrativi, anche perché ce ne sono molti ormai, visto che ASML è uscita da un relativo cono d’ombra negli ultimi anni, per le vicende che tratteremo.
Ormai su YouTube, il principale media del nostro pianeta, c’è tutto quello che serve su questo tema.
Un canale con 20 milioni di iscritti, Veritasium, ha pubblicato un video di grande successo (non a caso ritwittato anche dall’account X di ASML): se siete curiosi e non sapete come funziona, guardate quel video e spulciate il sito dell’azienda. Non servo io per spiegare la tecnologia. Ognuno deve fare il suo mestiere, affinché i pezzi della macchina della vita funzionino!
Io posso essere utile per un altro aspetto, comunque essenziale nel puzzle: l’interazione tra gli ingranaggi tecnologici, ed economici, e gli ingranaggi politici.
La “geopolitica” di ASML, in questo senso, è una parola che entra nel gergo degli stessi manager - e per questo io la uso - per indicare alcuni vincoli politici che, attraverso il crescente allargamento della sicurezza nazionale e i tradizionali aspetti di competizione internazionale, entrano nel percorso di aziende come ASML.
Dietro c’è la geografia dei loro fornitori, dei loro clienti, e quello che comporta.
Ognuno di questi aspetti compone delle possibili mappe, con cui leggere ASML ma leggere anche il nostro tempo (qui sotto la mappa che abbiamo realizzato con Laura Canali).
Tutto ciò ci aiuta a completare e complementare l’orizzonte tecnologico: un aspetto essenziale del tempo in cui viviamo.
Dobbiamo abituarci alla convivenza, sempre problematica, sempre difficile, tra l’interdipendenza delle supply chain e gli strattoni della sicurezza nazionale. L’epoca del capitalismo politico, che ho spiegato attraverso i miei libri, con le sue tendenze e le sue contraddizioni.
Allo stesso tempo, dire che siamo nell’epoca dell’allargamento della sicurezza nazionale non basta. Questa consapevolezza deve sempre interagire con altri aspetti. In particolare, dobbiamo ricordare che l’innovazione tecnologica è sempre possibile grazie a persone, ricercatori, imprenditori. A una geografia di talenti e di possibilità.
Racconteremo alcune delle loro storie.
Per esempio, la storia del più importante europeo del nostro secolo, che ovviamente è Martin van den Brink.
O, per andare più indietro, l’incontro nel laboratorio del MIT negli anni ’50 tra il padre della litografia e la madrina cinese dei semiconduttori.
Gli uomini in bianco e la “Legge che non è una Legge”
Oltre ai nomi e cognomi, ci sono soprattutto gli individui anonimi, che fanno funzionare le cose. Men in white. Le persone vestite di bianco. Eccoli qui sotto.
Usciti da un sogno di Philip Dick, posano vicino alle loro amate macchine e ci guardano, come giunti da una realtà parallela che non guardiamo abbastanza da vicino.
Guardiamo questa realtà da vicino.
E partiamo dal nome che “respira” in ogni nostro oggetto digitale: Gordon Moore.

Per comprendere il ruolo attuale di ASML, è utile risalire alla fonte del ritmo che ha scandito il progresso tecnologico degli ultimi 60 anni: la “Legge” di Moore.
Gordon Moore (1929-2023), chimico di formazione e co-fondatore di Intel, non formulò né volle formulare una legge fisica.
Come ho spiegato nell’accompagnare i suoi scritti per Liberilibri col titolo La Legge che muove il mondo, la sua era un’osservazione empirica di dinamiche di mercato e possibilità tecniche, trasformatasi in una profezia che si auto-avvera, un imperativo economico che ha condotto l’industria a una corsa perpetua contro limiti che sono stati oltrepassati.
Nel suo articolo fondativo del 19 aprile 1965 su Electronics, intitolato “Cramming more components onto integrated circuits” (“Ammassare più componenti sui circuiti integrati”), Moore identificò una relazione fondamentale: al crescere del numero di componenti su un singolo chip, il costo per componente diminuisce, a patto di riuscire a gestire la densità e la resa produttiva. In questo contesto, l’audacia delle nuove possibilità per l’elettronica divenne una sorta di metronomo per l’industria: le aziende che non riuscivano a tenere il passo con un ritmo di crescita che segnava la progressiva “computerizzazione del mondo” erano destinate all’obsolescenza e al fallimento.

Tuttavia, mantenere questo ritmo richiedeva una continua rivoluzione negli strumenti di fabbricazione. Mentre il professore del Caltech Carver Mead (che merita almeno il titolo di co-inventore della Legge) stava per popolarizzare l’uso dell’espressione “Legge di Moore”, in un saggio del 1975, “Progress in Digital Integrated Electronics”, Moore scompose i fattori di crescita della complessità in diversi fattori.
I nuovi interventi di Moore scandiscono il dominio tecnologico di Intel, la sfida col Giappone negli anni ’70 e ’80, ma anche – soprattutto a partire dagli anni ’80 – una struttura dell’industria sempre più complessa, dove è impossibile per un’azienda gestire tutti i processi e dove si sta per realizzare la “rivoluzione” di TSMC, con la separazione tra progettazione e produzione.
L’obiettivo della crescita comune incontra la specializzazione produttiva, che riguarda anche strumenti e macchinari sempre più complessi.
Il futuro nella litografia e il futuro della litografia
Il punto di svolta concettuale che accompagna la crescita di ASML si trova nel saggio di Moore del 1995, “Lithography and the Future of Moore’s Law”. Il 1995 è anche l’anno in cui ASML si quota in borsa.
In questo testo, che si legge oggi come un testamento concettuale, Moore descrive l’evoluzione della litografia come un viaggio verso una terra incognita (così nel testo). Fino a quel momento, l’industria aveva utilizzato varie tecniche, sempre più complesse, per stampare i circuiti. Ma per avventurarsi oltre, gli strumenti del passato non bastavano più.
Moore individuò due barriere esistenziali per la continuazione della sua Legge: i limiti fisici della lunghezza d’onda della luce e l’esplosione dei costi dei macchinari.
Nel 1968, quando Intel fu fondata, un intero set di equipaggiamento per la produzione costava circa 12.000 dollari. Nel 1995, Moore proiettava che un singolo strumento di litografia avrebbe presto superato i 10 milioni di dollari. Oggi, una macchina High-NA EUV di ASML costa oltre 350 milioni di dollari.
Moore, da leader industriale, aveva considerato l’aumento crescente dei costi delle fabbriche, e il problema per cui il progresso possa essere tecnologicamente possibile ma economicamente insostenibile.
Per superare l’ostacolo fisico, Moore non si limitò a scrivere; agì. Riconoscendo che nessuna singola azienda, nemmeno la – allora – potente Intel, poteva sostenere da sola i costi di ricerca e sviluppo per la successiva generazione della litografia, Moore divenne l’architetto principale di una collaborazione senza precedenti.
Nel 1997, sotto la sua egida e con il supporto del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, nacque il consorzio EUV LLC (Extreme Ultraviolet Limited Liability Company).
Il consorzio rappresentava una grande scommessa. L’obiettivo era commercializzare la litografia ultravioletta estrema (EUV), una tecnologia così complessa da sembrare fantascienza.
Gordon Moore e i vertici di Intel si trovarono di fronte a una scelta politica cruciale: a chi affidare l’industrializzazione di questa tecnologia sviluppata in laboratori nazionali americani come Lawrence Livermore e Sandia?
Le aziende americane di litografia, come GCA e Perkin-Elmer, erano ormai in declino o scomparse: la scommessa di rivitalizzarle attraverso la partnership pubblico-privata SEMATECH non aveva avuto successo.
I giganti giapponesi Nikon e Canon, che dominavano il mercato negli anni’80 e ‘90, erano visti con sospetto da Washington a seguito delle tensioni commerciali con Tokyo e dalla paura ancora presente di un “secolo giapponese” contro il “secolo americano”, nonostante le difficoltà dell’economia giapponese. La scelta cadde su un attore europeo, considerato un “terzo polo” neutrale e affidabile: ASML. L’azienda si trovava ancora ai suoi inizi. Ci sarebbero state molte altre tappe decisive della sua storia.
In questa storia c’è un altro 11 settembre, 4 anni prima di quello che conosciamo tutti.
Proprio l’11 settembre 1997, Gordon Moore in persona, all’epoca presidente emerito di Intel, partecipò a una storica conference call con il Segretario all’Energia Federico Peña per annunciare la creazione della EUV LLC. Il consorzio era guidato da Intel, AMD e Motorola.

La partnership prevedeva un investimento interamente privato di 250 milioni di dollari in tre anni per collaborare con il Virtual National Laboratory del Dipartimento dell’Energia, che mette insieme i vari laboratori statunitensi. Si tratta di un grande impegno finanziario per il settore privato, in un accordo di ricerca e sviluppo cooperativo con il governo statunitense.
Legge di Moore, Legge di Murphy e Legge di Trump
Durante la call, Moore spiegò con ironia che il successo dell’industria dei semiconduttori rappresentava una sorta di violazione della Legge di Murphy, secondo un’immagine che gli piaceva utilizzare: nel loro campo, rimpicciolendo i componenti, ogni parametro migliora simultaneamente, aumentando le prestazioni e riducendo drasticamente il costo per singolo transistor, che Moore stimava fosse già diminuito di dieci milioni di volte nel corso della sua carriera.
Visto che la tradizionale formulazione della Legge di Murphy è “Se qualcosa potrà andare male, andrà male”, Moore suggerisce che la sua Legge si basa invece su una fiducia costante nella possibilità e capacità di superare gli ostacoli, fiducia su cui l’industria dei semiconduttori deve collaborare, al di là della concorrenza.
Moore fece anche un esempio che sarebbe piaciuto a Donald Trump: spiegò che le aziende del suo settore vendono essenzialmente “proprietà immobiliari” su silicio e che il segreto del loro successo risiede nella capacità di stipare un numero sempre maggiore di transistor in ogni singolo micro-acro di superficie.
Per superare i limiti della litografia ottica tradizionale, Moore sottolineò la necessità di coinvolgere fornitori tecnologici d’eccellenza, menzionando specificamente la Tinsley – che ritroveremo in altre tappe del nostro “puzzle”.
Nonostante le preoccupazioni politiche sull’inclusione di aziende straniere, ASML fu identificata fin dal 1997 come un partner fondamentale e formalizzò la sua partecipazione alla EUV LLC nel 1999.
Dov’era ASML?
In quello stesso periodo di fine anni ’90, ASML era contemporaneamente impegnata alla guida del programma europeo EUCLIDES, un’iniziativa che, a differenza del modello statunitense inizialmente privo di fondi pubblici diretti dopo il 1997, godeva del sostegno finanziario della Commissione Europea per lo sviluppo delle ottiche e delle sorgenti luminose.
Come vedremo, lo scenario della ricerca e quello dell’economia sono sempre destinati a interagire, nel puzzle di ASML.
Mentre il lavoro dei laboratori andava avanti, l’industria dovette affrontare una crisi esistenziale all’inizio del nuovo millennio, quando il crollo delle dot-com nel 2001 e l’11 settembre 2001 portarono a una contrazione delle vendite globali di semiconduttori di circa un terzo.
In questo contesto di incertezza economica, Moore e Intel svolsero un ruolo cruciale fornendo finanziamenti ponte per mantenere intatta la comunità di ricerca EUV quando i budget per la ricerca e sviluppo delle altre aziende erano sotto pressione. Anche questo ebbe un effetto sui rapporti di forza politici e sulla strada di ASML.
Per esempio, tra il 2001 e il 2003, mentre molti concorrenti ridimensionavano i propri sforzi, Intel continuò a investire capitali significativi per sostenere l’ecosistema, inclusi 20 milioni di dollari nello sviluppatore di sorgenti luminose Cymer (un altro nome che incontreremo di nuovo). Nel mentre, ASML continuava il suo cammino, anche attraverso la feroce competizione coi giapponesi.
L’azienda dei Paesi Bassi, nata come joint venture tra Philips e ASM International, poté così beneficiare dello “Stato innovatore” degli Stati Uniti e anche della benevolenza dell’attore privato al centro del sistema, Intel.
Moore, con il suo pragmatismo, capì che per salvare la sua “Legge” era necessario globalizzare la soluzione, integrando l’ottica tedesca di Zeiss (partner storico di ASML) con le sorgenti di luce americane. Le acquisizioni statunitensi di ASML, dal 1999 al 2013, hanno poi cementato questo processo, in un ulteriore “pezzo del puzzle” che approfondiremo.
Il congedo di Moore
Nel suo ultimo grande discorso pubblico alla conferenza ISSCC del 2003, intitolato “No Exponential is Forever: But ‘Forever’ Can Be Delayed”, Gordon Moore fece un bilancio della sua “Legge”, o meglio, del suo metronomo dell’industria.
È commovente il momento in cui questo gigante dell’imprenditorialità, che poi si ritira per darsi alla beneficenza, mostra una macchina funzionante di ASML, e poi il prototipo dei laboratori, che procede grazie al programma che lui ha auspicato, e ricorda allo stesso tempo come gli strumenti sono cambiati dai primi macchinari usati da Bob Noyce e Jay Last a Fairchild Semiconductor alla fine degli anni ’50.
Well, you could always retire and move to Hawaii.
(Gordon Moore)
Moore aveva voglia di stare di più alle Hawaii e fare beneficienza ma l’industria aveva superato barriere che lui stesso, anni prima, aveva ritenuto invalicabili.
Il puzzle di ASML: il Giappone
Il conflitto commerciale e tecnologico tra Stati Uniti e Giappone è uno dei capitoli più sottovalutati della storia della fine del Novecento, nonostante abbia avuto un’importanza cruciale.
Nel 1979, il sociologo di Harvard Ezra Vogel pubblicò Japan as Number One: Lessons for America. Sebbene Vogel volesse spronare gli Stati Uniti a riformare il proprio sistema educativo e industriale prendendo spunto dall’efficienza giapponese, il libro – a lungo discusso anche da Wang Huning, il protagonista del mio libro La Cina ha vinto, nel suo America contro America del 1991 - ebbe l’effetto di cristallizzare le paure americane.
Negli Stati Uniti, per via delle capacità crescenti del Giappone sull’elettronica, emerse l’espressione semiconductor vulnerability: secondo le visioni più estreme, se il Giappone avesse deciso di tagliare le forniture o di fornire la tecnologia all’Unione Sovietica, la superiorità militare americana sarebbe evaporata.
Questa fusione tra economia e sicurezza nazionale creò il terreno fertile per un intervento politico senza precedenti, con i dazi sui semiconduttori di Reagan e gli accordi successivi, nonché con la nascita del sistema contemporaneo di controllo di investimenti diretti esteri, attraverso l’emendamento Exon-Florio del 1988 e il ruolo del Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS), che ho spesso sottolineato nei miei scritti, a partire da “Geopolitica della protezione”.
Nel 1989, al culmine della bolla economica giapponese, fu pubblicato il libro No to ieru Nihon (“Il Giappone che sa dire di no”). Scritto a quattro mani da Akio Morita, il carismatico fondatore della Sony ammirato da Steve Jobs, e Shintaro Ishihara, un politico ultranazionalista e xenofobo, nonché negazionista del massacro di Nanchino, il libro era inteso come un appello ai giapponesi affinché si liberassero del complesso di inferiorità post-bellico.
1987: le radio di Toshiba e la pagina del New York Times di Trump
Mentre politici come Ishihara soffiavano sul fuoco del razzismo, negli Stati Uniti della seconda metà degli anni ’80 attaccare il Giappone era divenuto uno sport politico nazionale.
Nel 1987, membri del Congresso furono fotografati mentre distruggevano prodotti Toshiba con delle mazze sul prato del Campidoglio, in risposta alla vendita illegale di macchinari all’Unione Sovietica da parte delle aziende giapponesi.

In questo clima, peraltro, emerse in modo sempre più evidente la figura di Donald Trump, che negli anni ’80 accusava il Giappone di “saccheggiare” la ricchezza statunitense e di “fregare” l’America. Il Giappone (come l’Arabia Saudita) doveva pagare per la protezione e la difesa garantite dagli Stati Uniti: per questo, tra l’altro, Trump compra una pagina del “New York Times” nel 1987.
La storia della litografia si intreccia in modo decisivo con le dinamiche di questo conflitto commerciale e tecnologico.
L’ascesa di Canon e Nikon come parte del “miracolo giapponese”
In seguito al declino dei pionieri americani come GCA e PerkinElmer all’inizio degli anni ’80, sono produttori di macchinari come Nikon e Canon a riempire il vuoto e a servire il mercato giapponese, che in quel periodo è egemone, grazie ai suoi conglomerati.
Nikon, leader nell’ottica di precisione, dominò il mercato delle macchine “stepper” (macchine per la litografia a scansione), di cui resta un punto di riferimento ancora all’inizio di questo secolo.
Nell’ecosistema giapponese, la sinergia tra i conglomerati della produzione di chip e le aziende della strumentazione e dei macchinari creava un ecosistema apparentemente impenetrabile. Invece, veniva attaccato dai cambiamenti di paradigmi tecnologici e dall’ascesa di nuovi attori.
Durante gli anni ’80, il Giappone godeva di un surplus di capitale che permetteva investimenti massicci in ricerca e sviluppo, importanti per consolidare il ruolo delle aziende giapponesi nella litografia, anche attraverso i clienti americani.
Nel 1982, Nikon stabilì la sua filiale “Nikon Precision” nella Silicon Valley, nel cuore tecnologico statunitense. In soli due anni, Nikon raggiunse la quota di mercato di GCA (circa il 30%) e iniziò a sottrarre clienti chiave come IBM, Intel e Texas Instruments.
ASML contro i giapponesi
Quando ASML nasce nel 1984 (non in un vuoto ma nel contesto storico che abbiamo brevemente ricordato), i giapponesi sono un punto di riferimento tecnologico, apparentemente imprendibile.
Il rovesciamento dei rapporti di forza non fu un processo graduale e lineare, ma il risultato di punti di inflessione tecnologica in cui ASML e i giganti giapponesi presero strade divergenti, in particolare nella transizione alla litografia a immersione e nello sviluppo della litografia ultravioletta estrema. Oltre alle capacità degli “eroi” di ASML, non dobbiamo dimenticare che tutto ciò non avviene in un vuoto, ma all’interno della crisi più generale dell’economia e della tecnologia giapponese rispetto ai fasti dei decenni precedenti.
Nikon, legata una cultura ingegneristica conservatrice, vedeva la tecnica a immersione con scetticismo. L’industria, guidata dal visionario Burn-Jeng Lin di TSMC (azienda sempre più protagonista con il suo paradigma, a danno dei conglomerati giapponesi), spinse per l’immersione, insieme ad ASML, che si prendeva maggiori rischi per superare i giapponesi.
L’agilità di ASML permise loro di produrre un prototipo più velocemente, e di andare in produzione, nello stesso periodo in cui Gordon Moore mostrava le macchine di ASML per sottolineare il legame tra i progressi della litografia e la “Legge” di Moore. Poiché l’immersione utilizzava sorgenti di luce già esistenti, risultò infine più economica per i produttori di chip.
Nel 2006, ASML riuscì quindi a emergere come leader di mercato, grazie alla nuova tecnologia, tenendo a distanza Nikon, mentre Canon restava sostanzialmente ferma.
Se la litografia a immersione fu una sconfitta tattica, l’EUV divenne una mossa decisiva, in grado di scavare un fossato ancora più ampio. Canon e Nikon si impegnarono inizialmente nella ricerca EUV, anche costruendo prototipi, ma abbandonarono questa partita per tre fattori:
a) non ebbero fiducia nella tecnologia;
b) non impegnarono le risorse necessarie;
c) come abbiamo visto, furono escluse da EUV LLC, perché all’interno della competizione tra Stati Uniti e Giappone, il che rese tutto più difficile e costoso.
Nikon e Canon si trovarono intrappolati, con un’industria interna non più in grado di favorirli, perché aveva ormai perso terreno a favore degli americani, dei taiwanesi, dei coreani, degli europei, e perché tradizionalmente producevano gran parte dei loro componenti internamente, con un’integrazione verticale che non riusciva a tenere testa alla logica di integrazione di sistema di ASML, più adatta a interpretare macchine-puzzle con migliaia e migliaia di componenti.
Il governo giapponese cercò di spingere progetti nazionali per rispondere a questa minaccia tecnologica, ma senza successo. In queste difficoltà, amplificate dalla stagnazione giapponese, arrivò anche la crisi finanziaria del 2008, e l’obbligo per aziende come Nikon di tagliare il budget, mentre dovevano inseguire. ASML, invece, naviga queste nuove sfide con la sua rete globale di fornitori, con la collaborazione sempre più stretta con la tedesca Zeiss, con acquisizioni strategiche mirate e soprattutto col programma di co-investimento dei principali produttori di chip logici, Intel, TSMC, Zeiss.
In questo modo, l’auspicio degli ingegneri di ASML di decenni addietro si è realizzato: un tempo indossavano la maglietta “batteremo i giapponesi”, in questo secolo li hanno effettivamente battuti.
Cosa resta dell’ecosistema giapponese
Un altro aspetto da sottolineare, tuttavia, è che il Giappone non è sparito dentro l’ecosistema dei semiconduttori. Nella litografia, Nikon e Canon hanno ancora quote di mercato, anche se non sono presenti nel segmento EUV e quindi non possono avere i maggiori margini. Canon ha lanciato alcune nuove soluzioni tecnologiche, come la NIL (nanoimprint lithography).
Soprattutto, le aziende giapponesi hanno in ogni caso alcuni choke-point da non sottovalutare, relativi soprattutto ai fotoresist (prodotti chimici sensibili alla luce) richiesti per la litografia EUV, con aziende come JSR, Tokyo Ohka Kogyo (TOK) e Shin-Etsu Chemical.
Inoltre, Tokyo Electron è, ancora oggi, uno dei giganti del segmento dei macchinari per semiconduttori, con la produzione delle macchine che rivestono i wafer con il resist prima dell’esposizione e li “sviluppano” successivamente.
Un’altra azienda cruciale è Lasertec, che ha una posizione quasi monopolistica nelle attrezzature di ispezione e misurazione per le maschere EUV. Alcune di queste maschere, a loro volta, sono realizzate dalla giapponese Hoya.
In questo modo, il Giappone ha perso la sua corona ma continua a giocare un ruolo di rilievo, che ha effetti politici: per esempio, la crescita dell’ecosistema cinese non riguarda solo la strada per “replicare” la macchina di ASML ma anche lo sviluppo e il miglioramento di capacità interne nei fotoresist per essere meno dipendenti dai giapponesi.
Gli Accordi del Plaza e la narrazione cinese
Infine, un effetto carsico della competizione tra Stati Uniti e Giappone si vede nella narrazione alimentata dalla Cina sulla “coercizione economica” di Washington. Quando nel 2023, nel mondo ridisegnato da Made in China 2025 e dall’accelerazione del capitalismo politico, gli Stati Uniti dell’amministrazione Biden spingono per alleanze anti-cinesi sulla tecnologia, sia nel G7 che nel “multilateralismo dei macchinari” coi Paesi Bassi e il Giappone, la Cina rievoca le azioni degli Stati Uniti verso il Giappone negli anni ‘80, e in modo esplicito la sottomissione degli Accordi del Plaza:
Negli anni ‘80, l’economia giapponese era fortissima e il suo PIL aveva raggiunto più della metà di quello degli Stati Uniti. Per rallentare la crescita del Giappone, Washington impose misure coercitive per punire senza pietà il suo principale alleato in Asia.
Gli Stati Uniti costrinsero il Giappone a firmare gli Accordi del Plaza a New York nel 1985, provocando un apprezzamento dello yen rispetto al dollaro, innescando la rapida espansione della bolla economica interna giapponese, il crollo del settore immobiliare e i successivi “Tre Decenni Perduti”, con la stagnazione a lungo termine dell’economia giapponese fino a oggi. Gli Accordi del Plaza rappresentano il capolavoro di coercizione economica statunitense.
Nella narrazione cinese, il “maestro della coercizione economica” sono gli Stati Uniti, in quel momento impegnati nell’ampia campagna contro la tecnologia cinese, che come vedremo si intreccia in modo decisivo con le prospettive di ASML, negli altri pezzi del nostro puzzle.
ASML e l’Europa, l’Europa e ASML
ASML è emersa in questo secolo come azienda europea di grande successo, in un continente che non svolge un ruolo particolarmente significativo nelle filiere tecnologiche globali. Eppure, l’Europa è solo una parte, anche se importante, del puzzle complessivo di ASML. Assumere una prospettiva complessiva più ampia ci dà gli strumenti per comprendere la stessa identità europea di ASML.

Le radici del NatLab e Philips
La genesi di ASML, come spiegato nei principali libri in cui i giornalisti dei Paesi Bassi hanno ricostruito la vicenda, tra cui il massiccio The ASML Architects di René Raaijmakers e il più corto e recente Focus: the ASML Way di Marc Hijink, non è la favola di una startup nata in un garage, ma l’incontro di due culture tecnologiche nederlandesi, quella che fa capo al gigante Philips e quella più “corsara” di ASM International e del suo fondatore Arthur Del Prado.
Philips venne fondata nel 1891 a Eindhoven, nell’ambito del capitalismo europeo ottocentesco e delle capacità economiche e imperialistiche dei Paesi Bassi. Tra le sue attività, nei primi decenni di vita vi fu il NatLab (Philips Natuurkundig Laboratorium). Il laboratorio viene avviato nel 1914 dai fratelli Gerard e Anton Philips. Divenne un luogo dove scienziati come Gilles Holst operavano in totale libertà accademica, isolati dalle pressioni del mercato. Ed è presso il laboratorio di Philips che avvengono le prime attività di sviluppo, negli anni ’60 e ’70, che influenzeranno la litografia su cui nascerà ASML.
Allo stesso tempo, non va dimenticato che Philips ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’industria dei semiconduttori in Asia, come mostrato in varie storie dell’industria, tra cui Tiger Technology e Chip War. Questo avviene in particolare nel decennio decisivo per tutta la storia: gli anni ’80.
Una delle operazioni più strategiche di Philips è stata la partecipazione alla nascita della stessa TSMC a Taiwan, dove Philips ha trasferito tecnologie VLSI (Very Large Scale Integration) e il proprio portafoglio di brevetti in cambio di una quota azionaria. Poi Philips uscirà da TSMC, come uscirà da ASML, ma ha in ogni caso alimentato quell’ecosistema. A Taiwan, l’azienda gestiva anche un centro di design di circuiti integrati e, a Kaohsiung, la fabbrica di tubi catodici per TV più grande del mondo, con circa 3.500 dipendenti. Una presenza internazionale tutt’altro che trascurabile e che ha visto da parte di Philips, negli anni ’90, investimenti significativi anche in Cina, a Singapore, nelle Filippine e in Thailandia.
Arthur Del Prado
All’inizio degli anni ’80, Philips era una grande organizzazione in crisi, impegnata in una ristrutturazione profonda. I progetti del NatLab sulla litografia erano considerati poco promettenti, finché non intervenne il personaggio decisivo della scintilla iniziale di ASML, e cioè Arthur del Prado, fondatore di Advanced Semiconductor Materials International (ASMI). Rispetto al gigante Philips, con centinaia di migliaia di dipendenti, si tratta di una piccola azienda che nel 1980 fattura 50 milioni. Eppure, ha già una forte impronta internazionale, con l’avvio di ASMPT a Hong Kong e ASM America negli anni ’70, alle quali si affianca ASM Japan nel 1982. ASMI è in tutti i luoghi della microelettronica che contano.
Arthur Del Prado è un vero pioniere. Nasce nel 1931 nella città che allora si chiama Batavia (oggi conosciamo quell’area come Giacarta), capitale delle Indie orientali olandesi. Da bambino è internato in un campo giapponese, prima di rientrare nei Paesi Bassi. Negli anni ’50 studia alla Harvard Business School e va nella Silicon Valley in un periodo di grande fermento, dove nascono le prime realtà dei semiconduttori. Quando torna in Europa alla fine del decennio, per sviluppare l’industria, mantiene importanti contatti con i ricercatori e gli imprenditori degli Stati Uniti. È lui a intuire le potenzialità delle ricerche del NatLab.
Il 1° aprile 1984 nacque ufficialmente la ASM Lithography (ASML). Nell’accordo, Philips fornì la tecnologia e 47 ingegneri (tra cui i giovani Martin van den Brink e Frits van Hout), mentre ASMI investì circa 2 milioni di dollari. I primi anni furono segnati da una precarietà che ha segnato l’epica di ASML: i dipendenti lavoravano in baracche dove la pioggia costringeva a coprire i computer con teli di plastica.
Le storie europee di Gjalt Smit e Imec
L’architetto della cultura imprenditoriale di ASML fu il primo CEO, Gjalt Smit. Ex pilota di aliante con un dottorato in astrofisica, pioniere dell’Agenzia Spaziale Europea, grande amante della cucina e del caffè italiani, già dirigente di aziende tecnologiche, Smit infuse nell’azienda una mentalità aggressiva da “medaglia d’oro o niente”.
In questo settore, solo una strategia commerciale è concepibile: puntare al primo posto. Devi volere l’oro. Se ti accontenti del bronzo, finirai sesto.
(Gjalt Smit)
Soprattutto, Smit impose il modello dell’architetto di sistemi. Un punto decisivo, che ci aiuta a comprendere ASML come supply chain.
ASML non avrebbe costruito tutto in casa, ma avrebbe progettato l’architettura delegando ampie parti della produzione a una rete di fornitori partner, un modello ispirato all’industria aeronautica. Definì l’azienda come una “sinfonia” fatta di fornitori e clienti, dove ASML agiva da direttrice d’orchestra.
Sotto la sua guida, l’azienda si trasferì a Veldhoven nel 1985 e, nonostante una perdita cumulata di circa 50 milioni di dollari fino al 1987, gettò le basi organizzative per il successo futuro. Smit, comunque, lasciò ASML nel 1987 e non vide nulla di quel successo.
Anche Del Prado, per ragioni finanziarie, deve abbandonare la creatura che ha contribuito a costruire. ASMI esce nel 1988. I primi anni di ASML sono quindi difficili e nessuno può essere certo del successo dell’impresa.

Parallelamente ad ASML, il 16 gennaio 1984, nasceva in Belgio l’Imec (Interuniversity Microelectronics Centre), frutto della visione del professor Roger Van Overstraeten dell’università cattolica di Leuven e del sostegno politico del Ministro Presidente fiammingo Gaston Geens. Imec, partito con un finanziamento pubblico relativamente piccolo, divenne un “super-laboratorio” neutrale dove ASML poteva testare i suoi prototipi (come il PAS 2500 e il PAS 5500) in collaborazione con altri giganti industriali.
Questa simbiosi col centro, sulla ricerca applicata prima della commercializzazione, è stata fondamentale per superare il muro dei 193nm con la litografia a immersione nel 2004 e per la successiva avventura dell’EUV.
La filiera tedesca e l’identità europea
Visto che ASML fin dagli inizi cerca di emergere attraverso una forte cultura competitiva e un’organizzazione di filiera, il suo successo è anche parte dei principali partner e, più in generale, della storia manifatturiera europea.
L’Europa, del resto, è stata una “civiltà delle macchine”.
La storia europea è quella della razionalità tecnico-scientifica, di quel percorso che Alexandre Koyré ha chiamato con una celebre formule “dal mondo del pressappoco all’universo della precisione”.
Prima, non ci sono calcoli precisi, ci sono unità di misura approssimative e macchine per un uso festivo e spettacolare, poi avviene una discontinuità: il mondo può essere calcolato.
Il libro della natura è scritto in caratteri matematici e può essere compreso, ci dice Galileo. Questo linguaggio può guidare la costruzione delle macchine e la ricerca della precisione. Si può costruire con criterio e si possono eliminare i difetti.
Gli stessi filosofi dell’età moderna sono costruttori di macchine, come Pascal e Leibniz. Il filosofo dei Paesi Bassi, Baruch Spinoza, di mestiere fa l’ottico. Si occupa della molatura delle lenti e riflette sull’artigianalità dei suoi interventi e della sua produzione.
L’ottica diverrà essenziale per un’azienda tedesca nata a Jena nel 1846, Carl Zeiss.
Zeiss ha una storia appassionante e tormentata, dove si intrecciano la crescita del capitalismo tedesco dalla dimensione artigianale alla grande scala, i concetti di responsabilità sociale che interessarono anche Adriano Olivetti e le grandi questioni politiche, come la controversia tra le “due Zeiss” nella guerra fredda, che ho ripreso nel mio libro Il dominio del XXI secolo del 2022 e che può essere rivista attraverso un bel filmato del canale Asianometry.
Già negli anni ’80 Gjalt Smit, insoddisfatto della scarsa affidabilità del fornitore francese CERCO, cercò un produttore di lenti capace di garantire una produzione di massa precisa. Voleva lavorare assolutamente con Zeiss (al tempo, con la Zeiss della Germania Ovest). Il suo disprezzo per i francesi è papabile.
“Persone amabili, ottime per andare a cena e per discutere Debussy e Rousseau, ma pessime per investirci i nostri soldi” (Gjalt Smit su CERCO)
Inizialmente, Zeiss si mostrò riluttante e arrogante, rifiutando ordini personalizzati e dando priorità a clienti affermati come le aziende americane GCA.
Tuttavia, il matrimonio tra le due aziende si celebrò e divenne il cuore tecnologico dell’azienda: Zeiss forniva gli specchi e le lenti, mentre ASML si occupava della meccanica e del software di posizionamento.
Sotto la pioggia di novembre, nel 1995
Nell’epica di Zeiss, “un giorno umido di novembre del 1995” è il momento in cui si gettano le basi per la collaborazione della ricerca applicata che porta alla tecnologia EUV.
In quella data si tiene in Germania un workshop in cui si elabora una roadmap per la tecnologia: quello che bisognerà fare nell’ottica e negli altri ambiti per garantirla, che ostacoli si dovranno superare, che investimenti si dovranno pianificare.
Pensate ai protagonisti che, trent’anni dopo, rievocano quel momento. Sono maturati, invecchiati, come i Guns N’ Roses che suonano in Germania “November Rain” nel 2025, ma quella pioggia di novembre è sempre con loro. E non solo.
La partnership tra ASML e Zeiss ha fatto passi da gigante e si è evoluta fino al 2016, quando ASML ha acquisito il 24,9% di Carl Zeiss SMT per un miliardo di euro.
Si tratta di una collaborazione eccezionale, che è stata più volte celebrata pubblicamente, anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel nel 2020, fisica di formazione, emozionata dal “miracolo” degli specchi prodotti dalla nuova identità di questo campione della storia industriale tedesca dell’Ottocento.
L’altra azienda tedesca fondamentale nella filiera di ASML è TRUMPF di Ditzingen, nel Baden-Württemberg, leader mondiale nei laser industriali.
Azienda nata nel 1923, durante la Repubblica di Weimar, TRUMPF produceva macchinari per le lamiere fino agli anni ‘60. Il proprietario dell’azienda, Christian Trumpf, non aveva figli, e decise di affidare le redini della sua creatura a un brillante ingegnere: Berthold Leibinger.
Leibinger aveva iniziato la sua carriera come apprendista meccanico e conosceva bene gli Stati Uniti, avendo lavorato nel tessuto industriale di Cincinnati. Dopo un viaggio in California nel 1978, Leibinger decise di puntare sulla tecnologia laser per adattare i suoi prodotti. Negli anni ‘80 riuscì a produrre il suo primo laser proprietario, con un design innovativo.
Il rapporto tra ASML e TRUMPF è basato su una solida cooperazione tecnologica iniziata quando l’americana Cymer, azienda poi acquisita da ASML, scelse TRUMPF per la tecnologia laser. Oggi, TRUMPF è un fornitore chiave che fornisce due componenti essenziali: i laser ad alta prestazione per la litografia EUV e i generatori di plasma necessari per i processi di rivestimento dei microchip. Il sistema fornito da TRUMPF è a sua volta un macchinario industriale massiccio che pesa oltre 20 tonnellate e comprende più di 450.000 parti singole. TRUMPF forma direttamente i dipendenti di ASML, consentendo loro di gestire in autonomia oltre il 95% degli interventi di manutenzione sui laser.
Martin van den Brink, storico direttore delle tecnologie e presidente di ASML, ha definito quella con Zeiss e TRUMPF una relazione fondamentale di “dipendenza reciproca”.
Qualche cenno sul resto della filiera
Intorno ad ASML, proprio per la struttura dell’azienda, c’è un ecosistema europeo di eccezionale rilievo. Facciamo solo qualche esempio, davvero per sommi capi, per dare un’idea di ciò di cui stiamo parlando.
Nei Paesi Bassi, VDL Enabling Technologies Group produce i robot per la movimentazione dei wafer, agendo come integratore di moduli di alto livello, mentre NTS Group è specializzata nella stabilità meccanica, fornendo telai di precisione e basi in granito che isolano la macchina dalle vibrazioni. Sempre nella filiera nederlandese, Neways Electronics fornisce unità di controllo elettronico e cablaggi resistenti al vuoto, supportata da Prodrive Technologies che sviluppa i sistemi di calcolo e l’elettronica di potenza necessari per l’elaborazione dei dati in tempo reale. In Germania, Schott AG gioca un ruolo importante fornendo il substrato di vetroceramica ZERODUR, essenziale per gli specchi EUV. Altre aziende della filiera ASML-Zeiss sono, tra le altre, Jenoptik e Physik Instrumente.
In Austria, IMS Nanofabrication detiene una posizione quasi monopolistica nella produzione di macchinari per creare le maschere utilizzate nella litografia, mentre Plansee fornisce componenti in metalli refrattari capaci di resistere al plasma ad alta temperatura della sorgente di luce EUV. In Svizzera ci sono aziende come VAT Group nelle valvole, e INFICON, che produce particolari sensori.
Se guardiamo ai fornitori del gigante di Veldhoven (ASML spende 16 miliardi di euro per 5.150 fornitori secondo l’ultimo rapporto finanziario), il 39% sono nei Paesi Bassi, il 41% EMEA esclusi i Paesi Bassi. Di conseguenza, ASML fornisce un enorme contributo all’economia europea. Perché, nonostante tutto questo, ASML non è un campione tecnologico “solo” europeo?
Per comprenderlo, oltre al fatto scontato che “Europa” non è un’entità politica definita e compiuta, e pertanto su temi di sicurezza nazionale come i controlli sulle esportazioni c’è sempre uno spazio d’azione limitato, bisogna guardare alla traiettoria di crescita dell’azienda nel contesto storico in cui viviamo. Alle acquisizioni, ai fornitori, ai clienti che determinano la sua forza ma che sono per ASML anche vincoli fondamentali.
Alcuni elementi possono essere già più chiari, nel nostro puzzle, e saranno più evidenti una volta che guarderemo più da vicino agli Stati Uniti e alla Cina.
Prima, però, dobbiamo approfondire il cuore tecnologico e manageriale di ASML, e approfondire la storia del più grande leader europeo di questo secolo, Martin van den Brink, e del suo “gemello diverso”, Peter Wennink.
Il nostro primo ministro era seduto di fronte a Xi Jinping, non perché era olandese. A nessuno importa nulla dei Paesi Bassi. Era lì perché noi facciamo l’EUV.
Martin van den Brink
L’arte di smontare e rimontare
L’infanzia di Martin van den Brink, nato nel 1957, è segnata dalla passione per la meccanica e la comprensione degli oggetti. Si descrive come un bambino con la naturale inclinazione a decostruire i pezzi del puzzle delle cose. “Ero uno di quei ragazzi che svitavano sempre tutto”, dice di sé, ricordando come questa abitudine non si limitasse ai giocattoli. “Compravo persino apparecchi elettrici per mia madre e poi, se lei non se ne accorgeva, li facevo a pezzi”.
Quello che lo appassionava era il funzionamento interno dei vari dispositivi. Dopo averli smontati, quasi sempre riusciva nell’impresa di ricomporli, anche se con qualche variante: “Andavano di nuovo insieme, funzionavano sempre... A volte avanzavano dei pezzi, ma evidentemente non erano necessari”, ha ricordato, scherzando.
Vicino a casa sua c’era un uomo anziano, un costruttore di carri, che gestiva un’officina tradizionale piena di macchinari per la lavorazione del legno e dei metalli. Per il giovane Martin, quel luogo rappresentava un paradiso di possibilità creative, anche se l’ambiente dell’officina oggi sarebbe considerato totalmente inaccettabile sotto il profilo della sicurezza. Osservare quell’artigiano costruire da zero la ruota di legno per una carriola lasciò in lui un segno indelebile sulla natura del lavoro tecnico e sulla soddisfazione che deriva dal creare oggetti funzionali e complessi.
Un genio ingegneristico come van den Brink non fu uno studente molto brillante, tra le scuole tecniche e l’approdo all’Università di Twente. Non voleva darsi alla teoria. Era assetato di pratica, di tecnica.
Durante gli anni universitari, van den Brink sviluppò un interesse che oggi ha definito “un po’ idealistico” per la transizione ecologica e il teleriscaldamento urbano, temi che negli anni ’70 e ’80, segnati dalla crisi energetica, sentiva molto vicini alla propria sensibilità. Ma ora nota, con una certa ironia, come la comprensione profonda dei flussi di calore acquisita in quegli anni di formazione sia diventata una competenza importante, decenni dopo, per le “sue” macchine.
Van den Brink entrò in quella che sarebbe diventata ASML nel 1983, quasi per una fortunata coincidenza. Rispondendo a un annuncio di Philips, non fu attratto da una grande visione aziendale, ma dalla complessità che veniva descritta in un semplice opuscolo pubblicitario.
Nei primi anni dell’azienda, avventurosi e pionieristici, in un piccolo gruppo che collaborava strettamente con i laboratori di ricerca Philips, van den Brink si trovò quasi subito a dover istruire i nuovi colleghi. Nell’autunno 1984 teneva già corsi ai nuovi arrivati, costretto a imparare sul campo.
Vista attraverso van den Brink, la scalata di ASML conferma l’importanza di un pezzo del nostro puzzle: la competizione feroce coi giapponesi, in particolare Nikon. D’altra parte, nel 2006 il Chip History Center descrive van den Brink come “un moderno MacArthur, in grado di trovare il modo di scavalcare le roccaforti della concorrenza, trasformando i loro punti di forza in debolezze: così ha fatto sembrare facile la lotta contro i giapponesi”.
All’inizio degli anni ’90, ASML è vulnerabile perché non ha abbastanza clienti, ma anche perché ha un portafoglio brevetti troppo debole e troppo dipendente dai laboratori di Philips, e per questo van den Brink lavora incessantemente, per rafforzare le unità di ricerche autonome.
Van den Brink identifica poi una debolezza di Nikon nella loro lenta capacità di risposta del servizio clienti. L’assistenza tecnica e la produttività delle macchine di ASML superano la concorrenza, e consentono di guadagnare quote di mercato cruciali negli Stati Uniti e in Asia.
L’approccio ingegneristico di Van den Brink è fondato su risposte decise e oneste, spesso brutali. A suo modo, nella crescita di ASML applicava il famoso detto di Andy Grove, CEO della stagione di crescita di Intel negli anni ’90, “solo i paranoici sopravvivono”, analizzando i dettagli e mettendosi in discussione, per “smontare e rimontare” il metodo dei concorrenti e il proprio.
Più, in là, la rivalità coi giapponesi sfocia in una battaglia legale senza esclusione di colpi nel 2001, quando Nikon attacca ASML negli Stati Uniti con quindici cause legali simultanee. Van den Brink ricorda con orgoglio il suo ruolo di testimone di fronte a un giudice americano che cercava di sminuire l’originalità tecnica delle sue innovazioni mettendo in dubbio la loro complessità. Quando il giudice gli chiede se un determinato brevetto non fosse in fondo ovvio per un ingegnere medio, van den Brink risponde duro e sprezzante: “In ASML non abbiamo ingegneri mediocri”.
La sfida legale con Nikon porta ASML a orchestrare una manovra strategica: la creazione della fotocamera ZX1 insieme a Zeiss. Poiché Nikon aveva spostato il campo di battaglia legale a L’Aia, dove la giustizia era molto più lenta rispetto agli Stati Uniti, ASML aveva bisogno di un pretesto per riportare il caso nelle corti americane. Oggi ammette candidamente di aver realizzato quella fotocamera solo per poter avviare la procedura lì: per i signori delle macchine, un prodotto sofisticato può anche essere un’arma tattica in un processo, per costringere Nikon al compromesso.
L’importanza di mandarsi al diavolo in tedesco
Mentre ASML collaborava con Zeiss per battere Nikon, i rapporti con l’azienda tedesca non erano sempre idilliaci. Van den Brink faceva dei litigi leggendari coi suoi colleghi di Zeiss. In Focus si racconta che una volta Hermann Gerlinger, CEO di Zeiss, si ritrovò a urlare al telefono contro van den Brink mentre veniva fermato dalla polizia tedesca per eccesso di velocità; Gerlinger disse semplicemente all’agente “mi dia pure la multa” e continuò a litigare con lui, salvo poi riderne insieme a cena quella sera stessa. Van den Brink pretendeva che gli ingegneri coinvolti nelle relazioni con Zeiss parlassero tedesco, per capire meglio le sfumature dei loro partner di Oberkochen. E per litigarci.
C’è una macchina di ASML, la PAS 5500, che van den Brink chiama con orgoglio “la mia bambina”. Il suo successo avviene quando ASML sta tra la vita e la morte in termini finanziari. Il senso paranoico di stare sospesi, col rischio di fallimento, accomuna la logica di van den Brink alla narrazione di Jensen Huang di NVIDIA. Wennink, storico CEO di ASML, ha detto che van den Brink ispira terrore, infondendo tensione nei suoi team per spingerli a superare gli ostacoli tecnici, sempre in lotta con la pigrizia intellettuale, grazie a un pizzico di sarcasmo. Al termine di ogni riunione estenuante, amava dire ai suoi colleghi: “Non abbiamo visto molte slide, ma siamo cresciuti”. Guardando indietro ai suoi 40 anni di carriera, ha ammesso con commozione di non aver mai visto il suo percorso in ASML come un “lavoro”. In questo c’è il classico concetto luterano di Beruf come professione/vocazione.
La Legge di Martin
Van den Brink è il Gordon Moore di questo primo scorcio di secolo, il Gordon Moore europeo, perché ha raccolto il testimone: la sfida di portare avanti la Legge di Moore è stata il filo conduttore della sua intera carriera. “Se noi non facciamo nulla, la Legge di Moore non va avanti”, ha affermato.
Esiste perfino la “Legge di Martin”, come spiega Focus, legata all’efficienza energetica delle prestazioni dei chip: si inserisce nel dibattito sulla fine della “Legge di Moore” ricordando che, anche se la miniaturizzazione dei transistor stava rallentando, l’innovazione doveva proseguire su altri fronti come il consumo energetico e l’integrazione del software.
Alla fine della sua carriera, van den Brink ha ricordato che l’intelligenza artificiale porta a una fame di potenza di calcolo che cresce più velocemente della stessa Legge di Moore. La frontiera va sempre superata.
Non a caso, in uno dei suoi ultimi passaggi pubblici prima di lasciare il suo storico incarico, Martin van den Brink ha colto l’occasione per ricordare Gordon Moore, scomparso nel 2023. E, non a caso, si tratta di un discorso all’interno di una prestigiosa conferenza scientifica e industriale, la SPIE Advanced Lithography and Patterning Conference del 2024.
Van den Brink, che interviene dopo il padre della litografia a immersione, Burn Lin, paragona la crescita del numero di transistor sui chip al classico problema del riso e della scacchiera. Immaginiamo di avere una scacchiera – dice– e di posizionare un chicco di riso sulla prima casella. Sulla seconda casella, raddoppiamo la quantità, mettendo due chicchi di riso e continuiamo così a raddoppiare i chicchi su ogni casella successiva. All’inizio, sembrano cose piccole, ma in breve tempo ci rendiamo conto dell’impatto di una crescita esponenziale. Se paragoniamo quest’analogia alla Legge di Moore e al transistor – aggiunge van den Brink – il singolo chicco di riso equivale ora a tre navi cisterna piene di riso, ciascuna lunga 240 metri. Ha spiegato, slide dopo slide, la moltiplicazione dei chicchi di riso attraverso le “sue” macchine, cioè la sua vita professionale: a quanti nuovi cicchi di riso ci conducono le nuove macchine, macchina dopo macchina.
E non finisce qui. Ci saranno altre navi. Ci saranno altre macchine.
Il percorso di ASML vuole continuare a garantirle.
C’è qualcosa che van den Brink non dice, almeno lì, ma lascia intuire altrove. In questo percorso di crescita, qualcuno avanza, mentre altri arretrano. Così, l’eroe di ASML esprime una preoccupazione profonda per il futuro tecnologico dell’Europa. “Siamo la più grande azienda tecnologica in Europa oggi, ma è triste che siamo tra i pochi”, osserva con amarezza, mentre si racconta e si congeda.
Peter Wennink, il Draghi dei Paesi Bassi
Nel congedo di Martin van den Brink, c’è anche il suo “gemello diverso”: il CEO di ASML dal 2013 al 2024, in azienda fin dal 1999. Quando hanno lasciato insieme l’azienda nelle mani di Christophe Fouquet, un tecnologo francese con una lunga esperienza nell’industria, Wennink e van den Brink hanno anche fatto una specie di “intervista doppia”, che mostra affiatamento e ironia.
Wennink è una figura manageriale che, nel passaggio storico vissuto di recente da ASML, diviene anche diplomatica e politica. Come tutti, deve ritrovarsi a pronunciare più volte la parola “geopolitica”, ma cerca sempre di tracciare una linea di demarcazione tra il suo ruolo e quello dei politici.
Il puzzle di Wennink però, al di là dei successi e delle problematiche del mercato cinese che riprenderemo anche in seguito, ci dà l’occasione per ricordare un tema essenziale: in questo secolo, il successo di ASML e la capacità tecnologica europea sono inversamente proporzionali.
ASML avanza, sempre più indispensabile. I suoi risultati sono le macchine e le richieste dei clienti, dentro una crescente temperie politica.
Nella storia di ASML c’è un essenziale contributo della tradizione industriale europea, della sua filosofia manifatturiera e dell’ecosistema europeo che abbiamo ricordato. C’è stata anche l’interazione con alcuni programmi pubblici in vari momenti della vita dell’azienda: dai fondi del governo dei Paesi Bassi alle iniziative europee sulla ricerca (spesso insieme alla già citata Imec), fino ai prestiti della Banca Europea per gli Investimenti (in particolare quello del 2008/2009 di 200 milioni, durante la crisi finanziaria).
Questi elementi hanno fatto parte del mix della storia di ASML, anche se è difficile considerarli importanti come l’attenzione maniacale per l’assistenza tecnica, per il prodotto e per il rapporto col cliente, lo spirito competitivo contro i giapponesi e il dinamismo imprenditoriale, la stessa scelta di quotarsi in borsa fin dal 1995, e ovviamente l’audacia e la determinazione con cui viene perseguita la scommessa tecnologia dell’EUV. Sono tutti temi più importanti del supporto pubblico olandese ed europeo, una volta che li consideriamo dentro il “business case” di ASML.
Inoltre, man mano che arriviamo in questo secolo, ciò che avviene è una divergenza sempre più netta tra il sistema ASML, la filiera ASML, con la sua capacità di generare risultati sopra le aspettative (quello che potremmo chiamare “Effetto ASML”) e i risultati politico-istituzionali degli europei.
Il cosiddetto European Chips Act, lanciato nel 2022, rappresenta l’esempio più chiaro di questa divergenza.
Il programma europeo, un risveglio peraltro tardivo della consapevolezza politica sul ruolo strategico dell’industria più importante del mondo, è stato un fallimento, come confermato dalla Corte dei Conti europea. Si è posto obiettivi poco coerenti che non è riuscito a perseguire.
Ciò è avvenuto senza alcuna consapevolezza da parte delle classi dirigenti europee, visto che ancora a novembre 2024 Thierry Breton diceva letteralmente, in un’intervista a “Le Grand Continent”: “Oggi abbiamo 67 progetti per la realizzazione di impianti di semiconduttori in Europa, laddove prima non ce n’erano, è merito degli sforzi compiuti nell’ambito dell’European Chips Act. Queste non sono solo delle parole: sono dei fatti”. Solo che questi progetti non c’erano e, buona parte di quelli che c’erano, venivano cancellati o ridimensionati, proprio mentre venivano rivendicati.
Nel continente europeo, c’è ormai una netta separazione tra le parole e i fatti. ASML non vive di strutture produttive di semiconduttori a parole, delle vanterie dei politici, o di meri tagli di nastri: devono esserci gli ordini, devono esserci i clienti, devono esserci le fatture. Nell’industria dei semiconduttori il vero taglio dei nastri è la cosiddetta tool-in ceremony, un momento pieno di concretezza perché è quello in cui nelle fabbriche cominciano a essere installate le macchine.

Tutto ciò avviene in una geografia dei clienti che riguarda sempre più Taiwan, la Corea del Sud, gli Stati Uniti, la Cina, e dove l’Europa è sostanzialmente sparita.
Soprattutto, c’è qualcosa di più profondo, visto anche attraverso l’immagine di van ben Brink, filtrato attraverso il suo mito. C’è proprio il fatto che in questo continente, dove prospera l’ecosistema di ASML, le cose non si realizzano.
Questo ci riporta a Wennink, che nella sua vita dopo ASML dapprima fa semplicemente il presidente di Heineken, ma dopo qualche mese accetta di scrivere un rapporto ufficiale denominato “Rapporto Wennink”, che viene presentato, in modo esplicito, come la versione olandese del “Rapporto Draghi”.
Il Rapporto è un documento di oltre 150 pagine. Ha l’obiettivo di delineare il futuro della capacità della crescita nazionale dei Paesi Bassi secondo le linee tracciate per l’Europa da Draghi, di cui richiama tutti i principali elementi di contesto, dal divario tecnologico al gap di produttività verso gli Stati Uniti, fino alle dipendenze nelle tecnologie di difesa e nel cloud. Cita anche il timore di Draghi per cui, senza riforme e senza azione, si metterà in pericolo il benessere, l’ambiente e la libertà per gli europei.
Come Draghi, Wennink lamenta la situazione di un continente in cui il personale dedicato alla compliance è superiore rispetto a quello dei ricercatori impegnati nell’innovazione. Lamenta i ritardi nelle approvazioni dei nuovi alimenti e dei farmaci, oltre a scagliarsi contro le frammentazioni del mercato interno.
Secondo Wennink, i Paesi Bassi non possono permettersi di aspettare passivamente le decisioni di Bruxelles, ma devono agire con urgenza sul piano nazionale. Tutto il Rapporto insiste sul fatto che i Paesi Bassi devono fare qualcosa, senza attendere riforme sistemiche dell’intero continente. Wennink è duro nella diagnosi dei problemi di una realtà che, anche grazie a ASML, sembrerebbe di relativo successo.
Per esempio, sostiene che, a causa della lentezza olandese nel commercializzare la conoscenza, gli investimenti nazionali nella ricerca stanno diventando, di fatto, “aiuti allo sviluppo” per Singapore o gli Stati Uniti, che sono più rapidi nell’applicare le scoperte europee e se ne appropriano, anche per la loro capacità finanziaria.
Il documento segnala un preoccupante spostamento della struttura economica olandese, e non solo europea, verso settori a bassa produttività a discapito dell’alta tecnologia. Tra i settori a bassa produttività che stanno occupando una quota maggiore dell’economia vengono citati esplicitamente i macelli, insieme alle agenzie di pulizia e di lavoro interinale.
Il Rapporto ovviamente cita l’eccellenza di ASML e il suo ecosistema. Ricorda che, insieme a Philips e NXP, ASML domina il panorama della ricerca e sviluppo nei Paesi Bassi. Nel 2023, queste tre aziende sono state responsabili di quasi un quarto di tutti gli investimenti privati in ricerca e sviluppo, con investimenti record da parte di ASML.
Col “Progetto Beethoven”, un programma di investimento pubblico-privato da 2,5 miliardi di euro, si potrà rafforzare ancora l’industria dei microchip attorno a ASML e alla regione del Brainport Eindhoven.
Tuttavia, Wennink ricorda che la dinamica dell’innovazione olandese è troppo dipendente da questi pochi giganti. Il panorama della ricerca e sviluppo è rimasto quasi identico per vent’anni, a differenza degli Stati Uniti dove i leader della ricerca sono cambiati. Senza “distruzione creatrice” e nuovi attori, la prosperità futura sarà a rischio.
Wennink propone una strategia per colmare un gap di investimenti stimato tra 151 e 187 miliardi di euro nei prossimi dieci anni, per garantire una crescita economica strutturale annua compresa tra l’1,5% e il 2,0%. Suggerisce la creazione di una Banca Nazionale per gli Investimenti (NIB) dotata di un capitale proprio compreso tra 10 e 20 miliardi di euro per mobilitarne fino a 100 tramite co-finanziamenti privati, e di un’Agenzia Nazionale per l’Innovazione Rivoluzionaria (NABI) con un budget di circa 2 miliardi di euro ispirata al modello americano DARPA. L’obiettivo è portare la spesa in ricerca e sviluppo al 3% del PIL entro il 2030.
Wennink propone poi un Commissario per eseguire il programma, con un mandato di sette anni per evitare le contingenze politiche, e l’istituzione di un Comitato ministeriale presieduto dal Primo Ministro per superare la frammentazione tra i dicasteri. Tra le misure urgenti per sbloccare l’economia, il rapporto indica la necessità di risolvere il problema delle emissioni di azoto, e di fornire allacciamenti elettrici ai oltre 14.000 soggetti attualmente in lista d’attesa. Infine, Wennink suggerisce di reperire capitali vendendo le partecipazioni statali non strategiche in aziende come ABN AMRO e Holland Casino, anche al fine di ridurre le tasse sull’elettricità per i grandi consumatori industriali al minimo europeo.
Wennink è chiaramente una persona di grandi capacità, che ha saputo portare risultati reali.
Davanti al caos politico del suo Paese, cerca il dinamismo e la stabilità che vede altrove. Anche se è difficile, francamente, che il “pilota automatico” di ASML possa trovare una traduzione politica e istituzionale. Altre forze sono in movimento.
Perché ASML ha investito in Mistral AI?
Alla luce di queste considerazioni, perché ASML ha investito nella startup francese sull’intelligenza artificiale, Mistral, spendendo circa 1,3 miliardi di euro, un impegno significativo, che rendono ASML il maggiore azionista della società e un attore fondamentale della sua governance?
Sarebbe ingiusto far risalire questa scommessa solo alla nazionalità del nuovo CEO di ASML, Christophe Fouquet, che è appunto francese. Anche se Fouquet ha senz’altro contatti al più alto livello col sistema istituzionale francese, è un veterano dell’industria, con esperienza da decenni in Applied Materials e in ASML, e non può aver effettuato un investimento per un capriccio politico.
Ho trattato questo tema anche qualche tempo fa su “Actually”. Ricordiamo anzitutto che la litografia computazionale è una parte essenziale della specializzazione di ASML. Le macchine non sono solo hardware, ma anche software. Per questo ASML, oltre a non voler gettare la spugna sulla capacità tecnologica europea, ha interesse ad avere un bacino di talento di alto livello sull’intelligenza artificiale, come quello che si è raccolto attorno a Mistral in Francia, per ottimizzare e migliorare i propri sistemi.
Lo stesso Fouquet ha evidenziato che l’intelligenza artificiale verrà utilizzata per ottimizzare i cicli di sviluppo del software e per automatizzare la gestione delle complesse procedure tecniche necessarie a mantenere macchinari estremamente sofisticati, riducendo il tempo che gli ingegneri devono dedicare a compiti ripetitivi. L’intelligenza artificiale consentirà di operare una sorta di “manutenzione aumentata”. Anche grazie all’analisi dei dati, perché le macchine generano quantità enormi di informazioni che i modelli di Mistral possono elaborare per migliorare la resa produttiva e garantire una manutenzione predittiva più efficace. Fouquet ha anche sottolineato che la scelta di Mistral è stata dettata dal suo modello di business orientato alle imprese, che consente una personalizzazione dei modelli utilizzando dati proprietari che non sono condivisi esternamente.
La lezione degli ingegneri europei
La logica del “saper smontare e rimontare”, mostrata dagli architetti delle macchine, è oggi divenuta un’esigenza significativa della politica internazionale e dell’intelligence economica.
Come sono “montate” le supply chain da cui derivano i nostri prodotti?
Cosa può essere smontato e rimontato?
Quali “pezzi” possono avanzare, come nel rimontaggio dei dispositivi di Martin van den Brink bambino, e quali invece sono indispensabili, affinché il sistema funzioni?
Qual è il “cuore” dei nostri sistemi?
Il rischio è svegliarsi un giorno e non capire niente della situazione in cui ci si trova e delle carte che si hanno in mano.
Occorre saper fare qualcosa, in un’epoca di chokepoints, di strozzature tecnologiche e industriali.
Occorre sapere ciò che si è. Sapere come è fatto il mondo.
Van den Brink e Wennink hanno mostrato coi fatti, coi risultati e con la passione di padroneggiare quest’arte. Non con un annuncio o con un discorso.
Per questo, van den Brink e Wennink sono gli eroi europei di questo secolo. Gli eroi di un secolo che è diventato in fretta post-europeo, e in cui emerge anche l’illusione consolatoria che ASML, per il suo successo, sia una carta che gli europei possono utilizzare senza cogliere da vicino i vincoli che vengono dalla sua storia. Soprattutto quelli relativi agli Stati Uniti. Vediamo in che termini.
L’arte di prendere in giro Trump
Poco dopo la prima inaugurazione di Donald Trump, nel 2017 vari Paesi europei cominciarono a prendere in giro il concetto di America First. Primi tra tutti, i Paesi Bassi, col video “America First – Netherlands Second”
Questa sorta di Eurovision della presa in giro a Trump, per i Paesi Bassi, si scontrò con una realtà differente negli anni successivi, che ha poi segnato il dibattito internazionale sulla tecnologia e la carriera di Mark Rutte, allora primo ministro nederlandese e poi segretario generale della NATO in preparazione del ritorno di Donald Trump.
Bisogna stare attenti a ciò che si desidera perché l’auspicio dei video comici può essere realizzato (oppure superato, visto che il video della Danimarca non dava abbastanza rilievo alla Groenlandia).
Prima l’America, poi i Paesi Bassi – dal 2017 a oggi
Il puzzle di ASML sull’America ci porta, come è facile intuire, ai tasselli che riguardano la Cina.
Nell’anno in cui i Paesi Bassi ridevano di Trump, in Cina succede una cosa importante. Un “ingranaggio ribelle” si muove nell’età delle macchine sempre più complesse e sempre più precise. È anche uno dei personaggi del mio libro Geopolitica dell’intelligenza artificiale: l’ingegnere taiwanese Liang Mong Song.
Nel gigante di Taiwan in cui ha svolto la sua carriera, TSMC, non si sente abbastanza valorizzato, perciò tradisce l’azienda fondata da Morris Chang prima spostandosi dai concorrenti di Samsung (con un passaggio mascherato prima come docente nell’università di Samsung, con tanto di strascico giudiziario) e poi nel 2017 approda nell’azienda a cui la Cina affida le sue speranze per la produzione di semiconduttori, SMIC, peraltro dopo un lungo corteggiamento. Nel 2017, la Cina è un mercato sempre più importante per ASML, che mette in luce questo fatto tra gli highlights nel suo rapporto annuale:
ASML ha continuato a supportare l’espansione dell’industria cinese dei semiconduttori. Le vendite dei nostri sistemi in Cina sono cresciute di oltre il 20% nel 2017. Oltre alle spedizioni verso stabilimenti cinesi gestiti da clienti non cinesi, prevediamo di spedire a cinque clienti cinesi nel 2018.
Quest’affermazione, così esplicita, non sarà priva di conseguenze.
Come mostra in particolare Focus: the ASML Way di Marc Hijink, il libro che più approfondisce quest’argomento, gli Stati Uniti iniziarono a vedere l’avanzata tecnologica cinese come una minaccia alla sicurezza nazionale, temendo che i chip prodotti con macchine EUV potessero essere usati per scopi militari.
Nel 2018 gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, iniziano una campagna diplomatica aggressiva. I funzionari del National Security Council, guidati da Tim Morrison, compiono diversi viaggi a L’Aja per convincere il governo dei Paesi Bassi che l’auspicio economico-finanziario messo nero su bianco nei documenti di ASML non si deve realizzare: i clienti cinesi, e in particolare SMIC, non devono avere accesso alle macchine più avanzate. Alla fine del 2018, durante il G20 di Buenos Aires, Trump solleva la questione direttamente con il primo ministro olandese Mark Rutte. Il tema ASML è quindi giunto al più alto livello politico.
Nel 2019, durante una visita ufficiale a Washington, a Rutte viene mostrato un rapporto di intelligence sui rischi per la sicurezza nazionale legati all’acquisizione cinese della tecnologia EUV. La posizione degli apparati di difesa e sicurezza nederlandesi è in sostanza allineata a quella di Washington.
Siccome per l’esportazione dei prodotti di ASML deve essere emessa una licenza, il risultato è uno stallo: il governo può mantenere la licenza di esportazione sotto esame a tempo indeterminato, impedendo di fatto la consegna ai clienti cinesi.
L’allargamento della sicurezza nazionale alla tecnologia è una tendenza strutturale del capitalismo politico e non può ridursi con l’amministrazione Biden.
Infatti, dal 2021 la pressione non diminuisce, ma diventa più sistematica e multilaterale, col tentativo di Washington di costruire una sorta di “multilateralismo di controllo delle esportazioni”, in particolare sui macchinari per i processi produttivi dei semiconduttori, in collaborazione con i Paesi Bassi (dove ha sede ASML) e col Giappone (dove ha sede Tokyo Electron).
La questione è seguita direttamente dal Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan insieme ai membri del NSC Tarun Chabra e Saif Khan.
L’obiettivo, secondo la cosiddetta Dottrina Sullivan, è creare un “recinto alto intorno a un piccolo giardino”, impedendo alla Cina di raggiungere maggiore capacità produttiva. Il segmento dei macchinari per i semiconduttori dapprima noto soprattutto agli esperti diviene una grande questione politica. Marc Hijink ricorda che Sullivan mantiene una linea diretta con il suo omologo olandese, Geoffrey van Leeuwen (che già si era confrontato col consigliere di Trump, Robert O’Brien), attraverso app criptate, per coordinare le restrizioni,
Il CEO di ASML Peter Wennink ha un ruolo non soltanto operativo, ma anche diplomatico, e tenta di mediare, fornendo a Van Leeuwen “corsi accelerati” sulla tecnologia dei chip per evitare che i politici prendano decisioni tecnicamente dannose per l’industria. Wennink interviene in pubblico per criticare gli eccessi dei controlli statunitensi (ribadendo che lo stesso approccio “geopolitico” deve tenere conto dei vincoli di mercato) e incontra anche la Segretaria al Commercio USA Gina Raimondo nel giugno 2021.

Mentre le trattative del “trilateralismo dei macchinari” con Giappone e Paesi Bassi proseguono lentamente, gli USA decidono di forzare la mano.
Il 7 ottobre 2022, il Bureau of Industry and Security (BIS) pubblica un documento di 139 pagine che impone restrizioni massicce. Queste regole vietano anche ai cittadini americani (di lavorare per aziende di chip cinesi senza licenza. Gli Stati Uniti iniziano a premere per bloccare non solo le macchine EUV, ma anche i sistemi DUV a immersione più avanzati.
La “Legge di Moore” e la “Legge del CFIUS”: le acquisizioni di ASML
Torniamo allora a Gordon Moore come tassello del puzzle ASML, dopo aver letto la cronologia degli ultimi anni.
Come abbiamo visto, quando negli anni ‘90 si trattò di sviluppare la litografia EUV, gli Stati Uniti presero una decisione fatidica: esclusero Nikon e Canon dal consorzio EUV LLC, temendo che il Giappone potesse usare quella tecnologia per soffocare definitivamente l’industria americana. ASML, in quanto azienda europea, in un piccolo Paese alleato NATO, fu considerata un’alternativa sicura.
In parallelo con la crescita di ASML, la sua integrazione nel sistema americano non fu solo una questione di licenze, ma di acquisizioni strategiche, che hanno di fatto reso l’azienda un ibrido transatlantico, proprio per la logica di “direttore d’orchestra” che ha fatto la sua fortuna.
ASML, all’interno del consorzio EUV LLC, si era peraltro impegnata ad avviare una fabbrica negli Stati Uniti, per aiutare i fornitori statunitensi: un aspetto che viene ricordato quando la sempre più ambiziosa azienda dei Paesi Bassi acquisisce nel 1999 MaskTools, business unit di MicroUnity Systems Engineering, società di Sunnyvale in California.
Un momento cruciale per la crescita di quest’identità americana fu l’acquisizione nel 2001 di Silicon Valley Group (SVG) per 1,6 miliardi di dollari. SVG era un fornitore critico di ottiche per i satelliti spia statunitensi (tramite la sussidiaria Tinsley Laboratories, già citata da Moore nel 1997, come abbiamo visto), per questo l’operazione fu bloccata inizialmente dal Pentagono e da un’agguerrita lobby guidata da concorrenti americani come Ultratech.
La lobby contraria dovette però confrontarsi con una lobby molto più forte: quella di Intel, guidata dall’intuizione di Moore sulla centralità dei progressi nella litografia.
Il Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS), nato nella sua forma attuale a seguito della “guerra dei semiconduttori” tra Giappone e Stati Uniti, autorizzò ASML a quest’acquisizione strategica, trovando un compromesso con la cessione di Tinsley. Compromesso che peraltro alcuni giudicano troppo duro, come si vede qui sotto.

Oggi, a 25 anni dall’acquisizione, lo stabilimento di Wilton in Connecticut, che ASML ha acquisito attraverso SVG, non è un semplice sito satellite, ma il più grande centro di ricerca e sviluppo e produzione di ASML negli Stati Uniti.
L’eredità di SVG (e precedentemente di Perkin-Elmer, che inventò il sistema Micralign proprio a Wilton) è stata completamente integrata nei processi produttivi più avanzati. Wilton è responsabile di moduli senza i quali le principali macchine di ASML non potrebbero funzionare e la sua centralità di è confermata da investimenti continui. Non a caso, il sito di ASML rivendica questa storia e su Wilton ci sono anche numerosi video nel canale ufficiale dell’azienda.
Anche altri passaggi di primo piano della storia di successo di ASML si sono collocati nell’incrocio con gli Stati Uniti: la capacità di litografia computazionale si è consolidata nel 2007 attraverso l’acquisizione di Brion Technologies a Santa Clara per 270 milioni di dollari, fornendo all’azienda le capacità di simulazione matematica necessarie per ottimizzare l’interazione tra le macchine e il design dei chip. Torneremo su Brion nel tassello cinese del nostro puzzle, perché è essenziale per i problemi sullo spionaggio industriale.
Da “Star Wars” a ASML: Cymer
Cymer nasce da due ricercatori dell’Università della California di San Diego, Bob P. Akins e Rick L. Sandstrom. Nei soliti anni ’80 avevano lavorato per un appaltatore della difesa, nel tentativo di sviluppare laser per la Strategic Defense Initiative (SDI) del presidente Reagan, nota come “Star Wars”. Dovevano creare laser a eccimeri abbastanza potenti da essere montati su satelliti in orbita per incenerire i missili balistici sovietici. La tecnologia non era adatta allo spazio. Rimasero senza lavoro.
Nel 1986 erano indecisi se acquistare un franchising di hamburger o trasformare i loro precedenti progetti tecnologici in una start-up. Scelsero la seconda opzione e così diedero vita a Cymer Laser Technologies a San Diego. I produttori di chip all’inizio non avevano bisogno dei loro laser e all’inizio non riuscivano nemmeno a pagare l’uso dell’officina meccanica dell’università.
Dopo quasi due anni di stenti, sovvenzioni governative sporadiche e vendite occasionali per progetti pilota, nel 1988 Cymer chiuse il suo primo vero round di finanziamento di venture capital. Negli anni successivi il mercato, all’inizio inesistente, cominciò a prendere forma, e Cymer si quotò nel 1996. Nel 1997 Akins e Sandstrom vengono celebrati su “Forbes” come i Laser Dudes. La rivista propone un “corollario” alla Legge di Moore: “I fisici alti e magri che conoscono la luce ultravioletta diventano ricchi”.
Dopo anni di rapporti commerciali sul progresso della litografia, nel 2011 ASML capì che il modello tradizionale fornitore-cliente era rotto. Cymer, pur essendo una grande azienda, non riusciva a sostenere gli ultimi passaggi per la validazione dell’EUV.
Nel 2013, ASML ha quindi acquistato la stessa Cymer. Con un’operazione di circa 2,5 miliardi di dollari, Cymer è diventata una cruciale divisione interna di ASML.
Hermes Microvision tra Taiwan e Stati Uniti
Infine, nel 2016, l’acquisizione di Hermes Microvision per 3,1 miliardi di dollari ha migliorato ulteriormente l’offerta tecnologica di ASML con sistemi di metrologia per il controllo dei difetti produttivi. Si tratta di un’azienda formalmente taiwanese, nata dall’unione tra le capacità industriali e imprenditoriali di Hermes-Epitek e da alcuni scienziati e ricercatori taiwanesi con profonde esperienze nell’ecosistema dei macchinari della Silicon Valley.
Anche in questo caso, con l’acquisizione ASML ha ottenuto capacità produttive negli Stati Uniti, nel sito di San Jose responsabile della progettazione e costruzione degli strumenti di misurazione a fascio elettronico.
Tutte queste acquisizioni hanno richiesto passaggi regolatori negli Stati Uniti, con l’autorizzazione degli organismi competenti e la verifica del ruolo di queste aziende nelle forniture del sistema della difesa e della sicurezza statunitense.
Inoltre, le aziende citate sono ormai parte del “sistema nervoso” che rende possibile la macchina di ASML.
Qualche altro cenno sulla filiera statunitense
Accanto a queste acquisizioni, ASML si appoggia a una rete di partner indipendenti negli Stati Uniti, essenziali per la realizzazione delle sue macchine. Tra di essi, Coherent, con sede a Saxonburg in Pennsylvania, fornisce sistemi di gestione dei laser, mentre Zygo Corporation a Middlefield, nel Connecticut, fornisce interferometri e sistemi ottici avanzati (ed è una delle aziende che ha comprato asset da ASML, nel 2010 a Richmond, in California).
Nel sistema di ASML, la robotica è garantita anche da Brooks Automation a Chelmsford, nel Massachusetts, mentre la stabilità del plasma dipende dai generatori di potenza e dai sistemi di controllo forniti da Advanced Energy Industries a Denver, in Colorado. Si può citare anche il ruolo, tra gli altri, di Entegris a Billerica, nel Massachusetts, che si occupa del controllo della contaminazione molecolare e della purificazione dei gas necessari al funzionamento degli scanner.
Con l’acquisizione dei “tasselli” statunitensi, la direzione d’orchestra di ASML si è estesa ai musicisti statunitensi che entrano in scena, i fornitori principali, che a loro volta hanno bisogno di fornitori primari e secondari.
“Perché non ci facciamo la nostra ASML?”
Poiché ASML è divenuto un oggetto del contendere politico all’interno della sfida che caratterizza il nostro tempo, è ovvio che gli Stati Uniti si sono posti anche la semplice domanda: perché non ci facciamo la nostra ASML?
La risposta è che non è facile per nessuno arrivare a costruire un “direttore d’orchestra” che, come abbiamo visto, è peraltro dipendente da altri musicisti e quindi opera in una logica di interdipendenza anche in un mondo sottoposto agli strattoni politici della sicurezza nazionale, il mondo del capitalismo politico. Non è facile per la Cina, non è facile per gli Stati Uniti, che hanno “perso” la loro litografia interna.
Allo stesso tempo, il tentativo di trovare alternative interne a ASML è in corso, o comunque ci sono sempre soldi, negli Stati Uniti, disposti a investire in un obiettivo così ambizioso.
Per questo negli ultimi mesi ha avuto una certa pubblicità Substrate, una startup di San Francisco uscita dalla modalità “stealth” alla fine del 2025. Fondata da James Proud, Thiel Fellow, e sostenuta da investitori come lo stesso Peter Thiel e In-Q-Tel (il braccio di investimento della CIA), Substrate propone un cambio di paradigma radicale, con i raggi X generati da acceleratori di particelle al posto della luce EUV.

Meno controversa ma altrettanto ambiziosa è xLight, una startup guidata dall’ex CEO di Intel, Pat Gelsinger.
A dicembre 2025, il Dipartimento del Commercio USA ha firmato una lettera di intenti per investire 150 milioni di dollari in xLight, con la possibilità di una partecipazione azionaria diretta, secondo il nuovo “capitalismo politico” dell’era Trump. In breve, l’obiettivo di xLight non è sostituire l’intera macchina di ASML, ma la sorgente di luce, per ridurre il costo della produzione.
Un segno della crescente attenzione pubblica e politica negli Stati Uniti per il ruolo di ASML, anche al di là del tema cruciale delle esportazioni verso la Cina c’era stato durante l’evento DealBook del “New York Times” già nel 2023.
In quell’occasione Andrew Ross Sorkin aveva chiesto a Jensen Huang di NVIDIA se fosse lecita una certa preoccupazione per la posizione monopolistica di ASML. Nella sua risposta (sotto il video completo), Jensen Huang ha affermato di non essere per nulla preoccupato.
Tanti dipendono da loro per realizzare i prodotti e loro costruiscono strumenti molto, molto validi. La tecnologia è molto complicata e ci è voluto molto tempo per svilupparla. Non c'è motivo per cui non debbano volerla fornire al mondo. E quindi non sono sicuro di quale sia la domanda, ma non sono preoccupato.
Non mi sono svegliato questa mattina preoccupato per ASML. Penso che siano un fornitore eccellente e che siano motivati a rifornirci. Credo che gli incentivi di tutti siano allineati.
Per NVIDIA, ASML è piuttosto un partner con cui collaborazione sui programmi di litografia computazionale, in particolare cuLitho, per migliorare le prestazioni e l’efficienza energetica.
Mentre gli Stati Uniti cercano – difficili – possibilità di diversificazione, come abbiamo visto, la storia di ASML e la struttura della sua filiera continuano e continueranno a dispiegare i loro effetti economici e politici.
Nonostante l’Effetto ASML esista davvero nell’economia europea, e non sia in termini industriali una formula inutile come l’Effetto Bruxelles, bensì incarni la realtà concreta di un eccezionale ecosistema ottico, meccatronico, elettronico e chimico, abbiamo facilmente potuto dimostrare che ASML non ha né avrà la possibilità di costruire, da sola, la cosiddetta “sovranità tecnologica europea”.
Emmanuel Macron ha fatto intuire in un’intervista a “Les Echos” a seguito del suo viaggio in Cina, a dicembre 2025, che possa esserci una sorta di “scambio” tra le decisioni europee sulle macchine di ASML e le decisioni cinesi sulle terre rare.
Come abbiamo visto, in pratica non è una decisione che né i Paesi Bassi (titolati tecnicamente a prenderla) né l’Unione Europea (coinvolta in termini di filiera critica) possono prendere in modo separato dagli Stati Uniti.
Queste problematiche politiche del nostro tempo ci conducono verso l’altro cruciale pezzo del puzzle: la Cina.
Per capirlo, bisogna avvolgere il nastro molto indietro, e tornare agli anni ‘50 del Novecento.
Lathrop e la fotolitografia
Se leggete Chip War di Chris Miller, in mezzo ai vari titani dell’industria, a geniali ingegneri e imprenditori, uno dei personaggi più interessanti che scoprirete è Jay Lathrop (1927-2022): co-inventore della fotolitografia nella sua attività di ricerca per l’esercito degli Stati Uniti negli anni ’50, studiò al MIT, poi lavorò a Texas Instruments, e dal 1968 fu professore alla Clemson University, dove si trasferì per stare vicino ai suoi genitori.
Riassumiamo brevemente la sua storia e la sua intuizione, che si può trovare in modo esauriente in Chip War, nonché nel suo articolo “The Diamond Ordnance Fuze Laboratory’s Photolithographic Approach to Microcircuits” (2013).
All’inizio degli anni ’50, Lathrop consegue il dottorato di ricerca al MIT, dove aveva condiviso diverse lezioni con un’altra futura figura leggendaria del settore, il futuro co-fondatore di Intel e “sindaco della Silicon Valley”, Robert Noyce.
Dopo il dottorato, nel clima di investimenti governativi che dell’inizio della Guerra Fredda, Lathrop si sposta al National Bureau of Standards. Nel 1953, la divisione di Lathrop fu trasferita all’Esercito e rinominata Diamond Ordnance Fuze Laboratory, in onore dell’ingegnere Harry Diamond.
In quel contesto, la sfida tecnica che Lathrop doveva affrontare, per rispondere alle richieste dell’Esercito, veniva dallo spazio fisico estremamente limitato all’interno dei proiettili da mortaio da 60 mm e da 81 mm, dove non c’era modo di far risiedere i componenti dell’epoca, che erano richiesti dall’esercito. A inizio anni ‘50, i componenti elettronici come i transistor e i diodi erano disponibili solo come elementi discreti, sigillati in contenitori metallici: tutto troppo ingombrante per le necessità operative. Lathrop, affiancato da un giovane chimico di nome James Nall, iniziò a lavorare per rimuovere questi involucri e incorporare i semiconduttori direttamente nei circuiti stampati. Poiché a quel tempo le attrezzature per la fabbricazione di semiconduttori non potevano essere acquistate sul mercato, i due scienziati dovettero costruire tutto da soli, attraverso un’officina meccanica e un laboratorio di soffiatura del vetro interni che permettevano di creare componenti e macchinari su misura.
La costruzione dei transistor in germanio del tempo richiedeva processi complessi e pionieristici. L’ostacolo principale era la definizione della geometria del transistor, che usava una tecnica inadatta alle dimensioni microscopiche richieste dai nuovi progetti di Lathrop. James Nall aveva letto dell’uso di un liquido fotosensibile, il fotoresist, per il metallo delle ali degli aerei. Dopo aver richiesto e ricevuto un campione di questo materiale dalla Eastman Kodak, Lathrop e Nall scoprirono che il fotoresist offriva effettivamente protezione al germanio sottostante e poteva essere “modellato” attraverso l’uso della luce. L’applicazione pratica di questa scoperta portò alla nascita della tecnica fotolitografica così come la conosciamo oggi. Nel 1957, Lathrop depositò un brevetto per questa tecnica rivoluzionaria.
L’espressione fotolitografia (stampa attraverso la luce) fu usata dai due ricercatori nel documento presentato a un incontro del 1958 a Washington. Presentarono il loro lavoro anche a Bruxelles, dove fu accolto con interesse da William Shockley, l’inventore del transistor.
Lathrop tra industria e insegnamento
Nel 1958, Lathrop abbandonò il laboratorio Diamond per andare alla Texas Instruments a Dallas. L’azienda era fortemente interessata a proseguire lo sviluppo della fotolitografia per la fabbricazione di transistor e circuiti integrati.
Poche settimane dopo l’ingresso di Lathrop in azienda, Jack Kilby dimostrò il suo primo circuito integrato a semiconduttore, e a Lathrop fu assegnato il compito di lavorare con lui per i successivi dieci anni. Contemporaneamente, James Nall si trasferì alla Fairchild Semiconductor in California, portando anche in quell’ambito industriale le sue competenze scientifiche. Lo sviluppo dell’industria dei semiconduttori risponde, da quel momento, alle opportunità e sfide ingegneristiche e commerciali che coinvolgono anche la fotolitografia.
Il 12 ottobre 1959, esattamente tredici mesi dopo la dimostrazione del primo chip di Kilby, il gruppo originale del laboratorio Diamond si riunì nel cortile del Pentagono. Il Segretario dell’Esercito Wilber Brucker conferì loro la massima onorificenza civile dell’esercito, accompagnata da un premio in denaro di 5.000 dollari per ognuno. Lathrop ricordò anni dopo di aver usato quei soldi per acquistare una station wagon, aggiungendo con soddisfazione che gli era anche avanzato qualcosa.
Dopo il decennio alla Texas Instruments, dove divenne manager della tecnologia avanzata per la divisione semiconduttori, Lathrop si prese cura dei suoi genitori e si dedicò all’insegnamento. In un’intervista, racconta di essere arrivato a Clemson direttamente dal Texas, guidando per il percorso di 1.500 km il suo pick-up trainando un rimorchio con due cavalli.
In quell’università, Lathrop portò avanti vari progetti di formazione. Per esempio, si impegnò per l’introdurre la fabbricazione di circuiti integrati direttamente nel curriculum degli studenti universitari di ingegneria elettronica, visto che negli anni ’70 l’industria dei semiconduttori aveva bisogno di laureati che avessero già una familiarità pratica con i processi di produzione dei chip.
Attraverso una fitta corrispondenza con Jack Kilby, Lathrop promosse riforme pedagogiche mirate a integrare la teoria accademica con l’uso di strumenti tecnologici. Questi sforzi ispirarono Kilby a implementare innovazioni simili presso la Texas A&M, dove divenne professore. I progetti di Lathrop furono pionieristici per la nascita dei centri di microelettronica universitari, strutture nate per consentire a studenti e docenti di accedere a macchinari complessi e restare al passo con l’evoluzione dei mercati civili e militari.
Lathrop, anche se si era ritirato in un ruolo molto meno visibile rispetto ai grandi poli industriali e tecnologici degli Stati Uniti, capì quanto fosse cruciale investire in formazione e in competenze specifiche: un tema che per l’industria dei semiconduttori degli Stati Uniti di oggi è ancora aperto e attuale.
Prima dell’uscita di Chip War, la figura di Lathrop era conosciuta quasi esclusivamente dagli specialisti del settore, anche se aveva già fornito una serie di interviste illuminanti. Proprio il passaggio di una di queste interviste ci porterà in Cina. È l’intervista realizzata da David Morton del Center for the History of Electrical Engineering il 1° maggio 1996. Contiene vari punti interessanti. Per esempio, davanti a una domanda precisa sul ruolo del governo nell’innovazione, Lathrop fa l’esempio del circuito integrato e risponde con decisione:
Credo che i soldi del governo siano essenziali per lo sviluppo, ma in buona parte irrilevanti per l’innovazione.
Ma c’è un’altra traccia che merita di essere seguita.
Una ragazza cinese al MIT, in piena Guerra di Corea
In un altro passaggio della stessa intervista, Morton discute con Lathrop del solito tema al centro dell’attenzione in quel momento (gli anni ’90): le capacità manifatturiere giapponesi.
Morton: “I giapponesi sono lodati per le capacità manifatturiere nelle loro industrie. Pensa che ci sia qualcosa nella struttura dell’industria statunitense che enfatizzi eccessivamente il settore della ricerca e dello sviluppo o che sottovaluti la tecnologia manifatturiera? Riesce a pensare a una spiegazione plausibile del perché i giapponesi eccellano nella produzione di particolari chip ma, come dice lei, non abbiano innovato molto in altre aree?”.
Lathrop. “Non lo so. Non posso davvero fornire una risposta certa. Ho il vago sospetto che possa avere qualcosa a che fare con la nostra forte fiducia nell’individuo piuttosto che nel lavoro di squadra, ma non sono esperto in quel settore. Sono molto compiaciuto, tuttavia, del fatto che siamo in grado di dare origine a progetti innovativi e di trasformarli in chip rapidamente. Altri Paesi hanno seguito le orme dei giapponesi: prima i sudcoreani e, più recentemente, i cinesi. I cinesi sono indietro rispetto ai sudcoreani, che a loro volta sono indietro rispetto ai giapponesi. Tuttavia, in questo mercato globale tutti corrono forte e allo stesso tempo si guardano alle spalle”.
A questo punto, Lathrop aggiunge un altro particolare, che ci riporta nel laboratorio del MIT, all’inizio degli anni ’50:
Quando ero al MIT, una delle mie compagne di dottorato nel laboratorio sulle microonde era una ragazza cinese. La accompagnavo a scuola attraversando l’Harvard Bridge. Io e lei conseguimmo il dottorato più o meno nello stesso periodo, nel 1952 circa, e lei voleva tornare in Cina. Gli studenti americani cercarono di dissuaderla a causa dei disordini politici dell’epoca. Lei, tuttavia, ci riuscì e divenne presidente della Fudan University, una delle principali università cinesi, di cui si è parlato nel recente numero di “Spectrum” sulla tecnologia cinese dei circuiti integrati. La professoressa Xide Xie è stata recentemente descritta da “Popular Science” come una delle cinque scienziate più influenti in Cina. Ho parlato con lei questa primavera, quando era negli Stati Uniti. In genere, diciamo che la Cina è indietro di almeno cinque anni. Forse è una stima valida al momento, ma potrebbe non durare a lungo, visto il percorso di istituzioni come la Fudan.
Dall’America alla Cina
La persona citata da Lathrop, Xide Xie, è nota anche come Hsi-teh Hsieh e Hilda Hsieh. È una fisica nata nel 1921 e morta nel 2000, ed è stata una grande protagonista del percorso della Cina nel Novecento nell’industria e nella tecnologia. La sua è una storia drammatica e appassionante.
Figlia di un insigne fisico cinese con studi negli Stati Uniti, Hsieh Yu-Ming, l’adolescente Xie Xide venne colpita dalla tubercolosi durante la guerra sino-giapponese negli anni ’30 e dovette stare a letto per circa 4 anni, studiando da sola inglese, matematica e fisica, mentre teneva una fitta corrispondenza col suo futuro marito, il biochimico Cao Tianqin.
Dopo aver imparato di nuovo a camminare, Xie Xide iniziò gli studi all’Università di Xiamen. Durante la guerra, gli studenti studiavano nelle grotte per proteggersi dai bombardamenti. Dopo la laurea, la sua eccellenza accademica le permise di ottenere una borsa di studio per gli Stati Uniti, dove frequentò lo Smith College dal 1947 al 1949 e successivamente il MIT.
Recuperando il tempo perduto, ottenne il dottorato di ricerca in fisica in tempi brevissimi, distinguendosi per le sue ricerche pionieristiche sotto la guida di fisici di fama mondiale, come Philip Morse, che allo stesso tempo collaboravano con gli apparati di difesa e sicurezza degli Stati Uniti. Anche le ricerche svolte dalla “ragazza cinese” citata da Lathrop, quindi, erano finanziate da contratti governativi.
Mentre Xie Xide era parte di questo sviluppo strategico negli Stati Uniti, era nata la Repubblica Popolare Cinese nel 1949 e nel 1950 era scoppiata la guerra di Corea.
Nel 1952, in un clima di forti tensioni internazionali tra Washington e Pechino, Xie Xide e Cao Tianqin decisero di tornare nella Repubblica Popolare Cinese.
Il viaggio di ritorno fu una vera odissea: i due partirono segretamente dall’Inghilterra nell’agosto del 1952, attraversando in nave il Canale di Suez e sostando a Singapore e Hong Kong prima di raggiungere Shenzhen. Il viaggio durò circa un mese. Una volta arrivata a Shanghai e assegnata all’Università Fudan, Xie Xide iniziò quella che sarebbe stata la sua missione: lo sviluppo della fisica dei semiconduttori in Cina.
Dalla Rivoluzione Culturale a Jiang Zemin
L’importanza dello studio e lavoro sui semiconduttori di Xie Xide è stato fondamentale per il sistema accademico cinese. Nel 1956, fu una delle figure chiave nella creazione del primo programma specializzato in fisica dei semiconduttori. Grazie al suo bagaglio di conoscenze nella fucina delle idee degli Stati Uniti, comprese immediatamente che i semiconduttori sarebbero stati il cuore della futura rivoluzione tecnologica e industriale.
Il suo contributo non fu solo teorico, ma didattico; scrisse testi fondamentali come Fisica dei semiconduttori e Fisica dello stato solido, che sono stati utilizzati per decenni come basi per la formazione di intere generazioni di scienziati cinesi.
Nella seconda metà degli anni ’60, la sua attività didattica venne bruscamente interrotta dalla Rivoluzione Culturale: come tanti accademici e intellettuali cinesi, fu costretta a effettuare lavori manuali, mentre le sue condizioni di salute peggioravano di nuovo e le venne diagnosticato un cancro al seno.
La situazione si stabilizzò realmente solo nel 1978, quando Deng Xiaoping alla Conferenza Nazionale sulla Scienza pronunciò tra l’altro queste frasi:
Scienziati e tecnici dovrebbero concentrare le proprie energie sul lavoro professionale. (…) Se qualcuno lavora sette giorni e sette notti a settimana per soddisfare le esigenze della scienza o della produzione, dimostra la sua nobile e disinteressata dedizione alla causa del socialismo. Dovremmo elogiare queste persone, incoraggiarle e imparare da loro.
In questo nuovo ambiente, Xie Xide potè continuare il suo impegno accademico, come direttrice dell’istituto della fisica moderna della Fudan dal 1978 al 1983, e poi presidente della Fudan dal 1983 al 1989.
Durante il suo mandato, la Fudan visse una fase di apertura senza precedenti, simboleggiata dalla storica visita del presidente statunitense Ronald Reagan nell’aprile 1984. Accogliendo Reagan, Xie Xide dichiarò che “la tradizionale amicizia tra i popoli di Cina e Stati Uniti si rafforzerà attraverso gli scambi culturali, scientifici e tecnici”.
Fu lei a promuovere nel 1985 la creazione del Centro per gli Studi Americani alla Fudan, un progetto che richiese anni di sforzi diplomatici e finanziari. Per questo obiettivo, e per finanziare le ricerche dei giovani cinesi, Xie Xide continuò a viaggiare negli Stati Uniti.
Anche negli anni ’90, segnati dalla malattia, Xie Xide fu presente ai confronti di più alto livello della Cina con le personalità statunitensi, tra cui Bill Clinton.
Negli anni in cui la scienziata tornata dall’America guidava la Fudan, cominciò la sua carriera nella stessa università il professore che sarebbe diventato il più influente osservatore cinese dell’America: Wang Huning.

Oltre che nell’accademia, Xie Xide ricoprì ruoli di vertice nel Partito Comunista Cinese. Fu eletta membro del Comitato Centrale del Partito nel 12° e 13° Congresso e seppe coniugare la fedeltà ideologica con una visione pragmatica e internazionalista.
Il suo rapporto con Jiang Zemin, il leader ingegnere per eccellenza della Cina, fu particolarmente significativo.

Quando Jiang Zemin è ancora molto influente nel Partito, nel 2009, pubblica il volume “Sullo sviluppo dell’industria informatica cinese”, che nell’edizione inglese riporta per l’autore la qualifica “Professor, Shanghai Jiao Tong University; Former President, People’s Republic of China”.
I vari interventi di Jiang Zemin sull’elettronica, i semiconduttori e l’informatica, a partire dal 1983, sono introdotti da un nuovo un saggio del 2008, dove la prima nota è dedicata al classico saggio di Gordon Moore del 1965 ma in cui l’ex segretario generale discute anche gli sviluppi della litografia. Mentre analizza segmento per segmento l’industria dei semiconduttori, invitando la patria a perseguire con più convinzione l’obiettivo di “realizzare un sistema completo di innovazione indipendente”, Jiang Zemin pubblica perfino un diagramma riassuntivo di una tecnologia “in corso di sviluppo” che merita di essere seguita da vicino: la litografia EUV.
Cosa vuole la Cina da ASML?
I riferimenti a Xie Xide e a Jiang Zemin ci hanno aiutato a collocare i progetti cinesi in un orizzonte più ampio, quello dei “tecno-guerrieri cinesi” (Evan Feigenbaum) e della “Tecnocina” (Simone Pieranni).
Nella vicenda complessiva del ritardo e del recupero tecnologico della Repubblica Popolare Cinese, l’ambizione cinese sui semiconduttori è una vicenda di lunga data, che precede la questione ASML. Poi, in questo secolo, si intreccia col mondo del “capitalismo politico” che segue alla presentazione del Piano Made in China 2025 nel 2015. Inoltre, la percezione della complessità della litografia EUV, come abbiamo visto nel riferimento allo scritto di Jiang Zemin del 2008, è ben presente da tempo nella leadership di politici-ingegneri del Partito Comunista Cinese.
Quest’ultimo pezzo del puzzle cinese di ASML deve partire da qui, considerando in parallelo tre fattori, che continuano a influenzare il presente:
il ritardo cinese in vari segmenti di semiconduttori (tra cui i macchinari) rispetto al sistema a guida americana e i tentativi, leciti e illeciti, di recuperare;
il vantaggio cinese sulla scala e sul capitale umano, che viene e verrà applicato anche alle sfide della litografia;
il vincolo del mercato cinese per le aziende di macchinari per semiconduttori, e per la stessa ASML.
Il puzzle cinese può essere compreso considerando tutti questi tre elementi.
Spionaggio e intelligence
Nei più recenti rapporti dei servizi di intelligence dei Paesi Bassi— Algemene Inlichtingen- en Veiligheidsdienst (AIVD) e Militaire Inlichtingen- en Veiligheidsdienst (MIVD) — la Cina è definita come la più grande minaccia statale alla sicurezza economica nazionale.
Le agenzie identificano tre principali vettori della minaccia:
- l’acquisizione strategica: i tentativi di acquisire aziende high-tech olandesi per colmare le lacune tecnologiche cinesi;
- lo spionaggio cyber: campagne diffuse volte a sottrarre proprietà intellettuale e dati governativi;
- il fattore umano: cooptazione di insider, ricercatori e studenti per prendere conoscenze che non possono essere ottenute digitalmente.
Queste minacce ci conducono sempre al cuore della capacità tecnologica dei Paesi Bassi: ASML. Il gigante di Veldhoven è stato bersaglio di varie operazioni di spionaggio industriale.
Il caso più emblematico è quello di XTAL, che ho descritto nel dettaglio nel capitolo “Civiltà delle Macchine di Veldhoven” nel mio libro Il dominio del XXI secolo (2022).
Ricordiamo brevemente la vicenda.
Tutto inizia nel lontano 2004, quando Zongchang Yu, un ingegnere cinese, viene assunto da Brion Technologies, che abbiamo visto essere stata una delle acquisizioni strategiche dell’identità statunitense di ASML, nel 2007.
Dopo l’integrazione di Brion, Zongchang Yu lavora per ASML fino al 2012, acquisendo una conoscenza profonda dei sistemi di litografia computazionale. Nel 2014, due anni dopo aver lasciato ASML, Zongchang Yu fonda XTAL nella Silicon Valley, a pochi passi dalla sede locale di ASML. Quasi immediatamente, XTAL inizia a reclutare i suoi ex colleghi ancora attivi in ASML. Secondo gli atti processuali, questi dipendenti non si limitarono a cambiare lavoro: iniziarono a prendere sistematicamente dati. Tra il 2014 e il 2015, i tecnici scaricarono codice sorgente, manuali tecnici riservati, strategie di prezzo e algoritmi proprietari su hard disk e dispositivi USB.
ASML scoprì il furto nel 2016 e avviò un’azione legale presso la Corte Superiore della Contea di Santa Clara in California. Il processo portò alla luce prove schiaccianti sul furto. Negli atti si legge che le aziende fondate da Zongchang Yu “sono state progettate per acquisire la tecnologia di ASML”.
Il 2019, il tribunale condannò XTAL a pagare ad ASML la cifra considerevole di 845 milioni di dollari. Questa somma non rifletteva solo le perdite dirette, ma includeva i costi di ricerca e sviluppo che XTAL non aveva sostenuto, per via del furto di proprietà intellettuale. La sentenza fu una vittoria di Pirro in termini finanziari: XTAL aveva già dichiarato bancarotta per evitare il pagamento.
Mentre XTAL dichiarava bancarotta negli USA per non pagare i danni, la sua società gemella in Cina, DongFang JingYuan Electron, fondata dallo stesso Zongchang Yu e sostenuta da fondi statali cinesi, continuava a operare indisturbata. DongFang ha commercializzato prodotti basati sulla tecnologia rubata, ricevendo persino il plauso delle autorità cinesi per le sue promettenti attività. La società ha continuato a lavorare, pur senza raggiungere risultati dirompenti, ed è stata inserita a dicembre 2024 nell’Entity List del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.
Mentre le ferite del caso XTAL erano ancora aperte, ASML rivelò un nuovo incidente nel febbraio 2023. Questa volta, non in California, ma in Cina. Un ex dipendente di ASML in Cina fu accusato di appropriazione di dati non autorizzata. A differenza del caso XTAL, che riguardava il codice sorgente, questo furto coinvolgeva informazioni tecniche conservate in un repository aziendale, utilizzato per gestire il ciclo di vita del prodotto e contenente dettagli critici sulle macchine e sui processi produttivi.
Wennink tra Cina e Taiwan
La risposta di ASML a questi eventi è stata incarnata dall’operato e dalla visione del suo ex CEO, Peter Wennink, in carica fino ad aprile 2024.
Mentre riconosceva i furti, Wennink ha spesso tentato di operare una de-escalation politica. ASML come azienda ha rifiutato di accusare direttamente il governo cinese per XTAL nelle sue comunicazioni pubbliche e nei rapporti finanziari, nonostante l’argomento della connessione con la classe dirigente politica cinese sia stato utilizzato dagli avvocati di ASML all’interno del processo.
Focus racconta che Wennink si recava più volte in Cina, “cinque o sei volte l’anno. Sapeva anche che, se si parla ai clienti cinesi, spesso si finisce per parlare col governo cinese”.
Ovviamente, Wennink andava ancora più di frequente a Taiwan, la capitale mondiale della produzione di semiconduttori.
Nel 2017, Wennink partecipa a Taipei all’incontro celebrativo del trentennale della fondazione di TSMC, in cui Morris Chang agisce come direttore d’orchestra e Jensen Huang è presente col suo immancabile giubbotto in palle.
Nel suo intervento, Wennink ricorda che la partnership di ASML con TSMC, basata su quattro pilastri (competenza, affidabilità, trasparenza e condivisione dei rischi e dei benefici), viene da molto lontano. Sottolinea che la prima macchina ASML fu spedita a TSMC ben 28 anni prima e che il 97% di tutte le macchine ASML prodotte sono ancora in funzione. Afferma poi, da manager, la sua visione della Legge di Moore come fondamentale legge economica e dell’imprenditorialità: “La Legge di Moore si ferma quando esauriamo le idee, e noi abbiamo ancora molte idee”.
I pionieri di ASML a Taiwan
Come ricordato in un servizio di “Commonwealth”, nel 1989 Erik Corduwener, il dipendente numero 107 di ASML e primo espatriato ufficiale della società, arrivò a Taiwan all’età di 32 anni insieme alla sua famiglia per stabilirsi nel Parco Scientifico di Hsinchu.
Ebbe un ruolo cruciale la scelta di un agente locale come Hermes-Epitek: già nel 1988 il suo fondatore decise di scommettere sulla tecnologia olandese nonostante lo scetticismo del settore, dove tutti volevano solo i prodotti di Nikon. Come abbiamo visto nel pezzo americano del puzzle, questo rapporto di lungo corso porterà poi ASML all’acquisizione di HMI nel 2016.
Sebbene il primo tentativo presso la Fab 1 di TSMC fosse fallito a causa di problemi di instabilità della macchina PAS 2500, che portarono TSMC a scegliere Nikon, la stretta collaborazione tra Corduwener e gli ingegneri di Hermes-Epitek permise di monitorare i problemi direttamente nelle fabbriche e di riportare i dati necessari alla sede centrale nei Paesi Bassi.
Il successo di ASML nell’isola fu reso possibile dalla capacità di Hermes-Epitek di colmare il divario culturale e dall’addestramento intensivo dei propri tecnici, che ridussero i tempi di installazione dei macchinari. Dopo che Winbond divenne il primo cliente di produzione a Taiwan, TSMC riacquistò fiducia risolvendo i dubbi tecnici sul sistema di messa a fuoco e adottando le apparecchiature ASML per la sua Fab 2.
Durante i suoi tre anni e mezzo di permanenza, Corduwener supervisionò l’installazione di oltre 30 sistemi presso Winbond, TSMC e Macronix, gettando le basi per una crescita eccezionale, che - col successo di TSMC - trasformò l’isola per ASML in un hub mondiale di produzione e assistenza, consolidando il legame iniziato quando Corduwener arrivò a Hsinchu con una semplice cassetta degli attrezzi.
Nel 2020 Guy Wittich, diplomatico dei Paesi Bassi con una grande esperienza a Taiwan e in Asia, dice che ASML e TSMC come aziende “cugine”, citando il ruolo che Philips ha giocato nelle prime fasi della loro esistenza. Nel 2019, Taiwan pesa per il 45% del fatturato di ASML. “Oltre ad ASML”, ricorda Wittich, “ci sono diverse altre aziende olandesi high-tech che forniscono TSMC, tra cui BESI, ASM international, Xycarb Ceramics e Hitec Power Protection”. Alcuni rappresentanti di ASML insegnano nelle accademie di semiconduttori di Taiwan. L’isola è un luogo essenziale non solo di servizio per i clienti ma anche di formazione.
Una volta, Martin van den Brink e Peter Wennink decisero di volare immediatamente nell’isola per risolvere un grave problema tecnico segnalato dal capo di un importante partner locale. Ignorando la visita programmata di un primo ministro e di un cancelliere presso la loro sede, i due leader misero al primo posto le esigenze del cliente, partendo senza esitazione. Il 20 agosto 2020 ASML ha inaugurato un centro di formazione avanzato a Tainan, con macchine EUV per dimostrazioni dal vivo.
Sul fronte occupazionale, ASML gestisce oggi cinque sedi a Taiwan situate a Linkou, Hsinchu, Taichung, Tainan e Kaohsiung. Nel 2024, l’azienda ha lanciato una campagna per l’assunzione di 500 nuovi dipendenti, con l’obiettivo di portare la forza lavoro locale a un totale di 4.600 persone entro la fine dell’anno, soprattutto nella ricerca e sviluppo e nella gestione della supply chain. Lo stesso Wennink si è recato a Taiwan, nell’ambito di questa campagna di reclutamento.
La diplomazia di Wennink
Una volta che la politicizzazione dei semiconduttori diviene un fatto innegabile, Wennink si muove in modo diplomatico, ma mantenendo le sue posizioni di fondo. Nel balletto dei controlli sulle esportazioni, Wennink in più occasioni, tra il 2023 e il 2024 ha criticato gli stessi controlli, definendoli guidati dall’ideologia piuttosto che da dati fattuali.
Il CEO di ASML, in particolare, ha avvisato degli effetti inintenzionali delle sanzioni, per cui erigere una sorta di “cortile troppo alto” nel “giardino” immaginato dalla Dottrina Sullivan, con l’isolamento della Cina, avrebbe dato il risultato opposto a quello desiderato. Secondo questa visione, se i cinesi non possono ottenere le macchine, le svilupperanno da soli. Ci vorrà tempo, ma ci arriveranno.
In questa visione di mercato e di concorrenza, non tanto diversa da quella che Jensen Huang nel 2025 ha fatto affermare negli Stati Uniti, c’è sempre una sfumatura diversa rispetto all’intelligence economica degli apparati statunitensi e degli apparati nederlandesi a loro allineati, i quali vedono il primato della minaccia.
ASML ha raggiunto la sua posizione dominante anche per la sua eccezionale logica di mercato e per la sua capacità di sfruttare l’interdipendenza, quindi non può operare solo attraverso logiche politiche.
Eppure, il vincolo politico esiste lo stesso e si fa sentire lo stesso.
Così, nel ruolo di ASML dentro questa dinamica di spionaggio e contro-spionaggio industriale rimangono varie zone grigie, che si concentrano sul tema decisivo dell’assistenza tecnica e sul ruolo di figure sempre sottovalutate della nostra epoca digitale ma che meritano una grande attenzione: i manutentori.
Un’indiscrezione giornalistica emersa a fine 2025 (basata su un libro di ex giornalisti di Bloomberg) riporta che nel 2023, per evitare ulteriori sanzioni dopo aver violato un gentlemen’s agreement con gli USA, ASML avrebbe offerto di agire come “occhi e orecchie” di Washington all’interno delle fabbriche di chip cinesi, sfruttando i propri team di manutenzione per monitorare i progressi cinesi.
I manutentori e le spie
Diciamo chiaramente qual è il punto della questione: una simile ricostruzione sembrerebbe avvalorare la tesi per cui i manutentori specializzati di ASML sono anche qualche altra cosa.
Per esempio, alcuni di loro potrebbero essere agenti sotto copertura.
Oppure, si potrebbe ipotizzare che i manutentori, per poter operare in un territorio sensibile su macchinari che, in quanto sottoposti ai controlli sulle esportazioni, hanno un contenuto di sicurezza nazionale, siano a loro volta sottoposti a controlli dell’intelligence nederlandese, magari in coordinamento più o meno esplicito con l’intelligence statunitense, e debbano seguire corsi e programmi speciali.
Allo stesso tempo, i manutentori sono, chiaramente, potenziali target per l’intelligence cinese. Una volta che arrivano sul territorio cinese, i loro movimenti sono di sicuro monitorati con attenzione.
Men in white, with equipment. They were lugging complex machinery
(Philip Dick)
Sebbene ASML a dicembre 2025 abbia smentito ufficialmente la ricostruzione del libro, definendola profondamente inaccurata e riservandosi azioni legali, tutte queste vicende mostrano quanto il triangolo Paesi Bassi – Stati Uniti – Cina sia oggi anche un grande tema di intelligence economica, in tutte le sue sfaccettature.
Come avrete capito, sogno di scrivere una serie televisiva sui manutentori di ASML in Cina. “Le Bureau des légendes” con gli uomini in bianco.
La scala cinese – ricercatori e capitale umano
Come abbiamo ricordato nei pezzi del puzzle dedicati agli Stati Uniti, una grande fiducia di ASML sul mercato cinese era ben presente nel 2017, quando le consegne ai clienti cinesi venivano addirittura segnalate negli highlight finanziari.
In poco tempo, l’azienda si trova “intrappolata” nell’escalation della guerra tecnologica tra Washington e Pechino, anche in considerazione dei vincoli della storia e della filiera di ASML.
Di fronte al blocco totale dell’EUV (nessuna macchina di questo tipo è mai arrivata in Cina), Pechino ha lanciato una mobilitazione nazionale che, come è ormai abitudine nell’era dell’intelligenza artificiale, viene paragonata al Progetto Manhattan.
Su questo tema c’è ormai una costante “nebbia informativa” in Cina, in cui è difficile per tutti distinguere tra il vero, il falso e il verosimile.
Senz’altro, al momento sappiamo che la Cina mobilita da tempo le sue risorse umane e finanziarie per migliorare la propria posizione nel segmento dei macchinari per semiconduttori, e per giungere al punto più alto (le macchine EUV di ASML), non essendoci ancora riuscita.
Negli ultimi anni, questo avviene in un contesto in cui si è materializzato senz’altro un effetto del “sanzionismo” statunitense simile a quello indicato da Wennink: l’ecosistema cinese, messo alle strette, si è attrezzato sempre di più per una collaborazione interna, per la difficile costruzione di un’ecosistema alternativa, che si raccoglie attorno al capo-filiera, Huawei.
Alla base, però, c’è sempre il capitale umano.
Leggere e tradurre ASML
Nel 2020, quando la pandemia porta al centro della discussione politica l’industria dei semiconduttori, viene pubblicata in Cina la traduzione del libro The ASML Architects di René Raaijmakers.
Migliaia di lettori cinesi comprano questo testo, che consente loro di seguire i passaggi iniziali del gigante di Veldhoven, dalla scommessa di Arthur Del Prado alla la storia di Gjalt Smith, passando per le intuizioni di Martin van den Brink e il rapporto con Zeiss. In quest’edizione cinese, l’autore ringrazia la casa editrice per la sua sensibilità, e ringrazia il traduttore, Jin Jiefan. Quest’ultimo ha già presentato, prima della traduzione, la storia di ASML ai lettori cinesi in un sito personale, che racconta appunto, tra gli altri temi, “La guerra delle macchine litografiche”.
In una nota editoriale presente in quest’edizione cinese, si contestualizza ASML nella sua catena di fornitura globale, si ricordano i rapporti con Zeiss e con Cymer, nonché le acquisizioni di Brion e HMI e si rimarca il consenso nazionale cinese sulla necessità di padroneggiare le tecnologie fondamentali e sviluppare la proprietà intellettuale autonoma.
La nota del traduttore Jin Jiefan (il quale in tempi più recenti nel suo sito presenterà anche vari aspetti di Focus di Marc Hijink) ricorda en passant che i suoi articoli su ASML hanno superato un milione di visualizzazioni su WeChat e invita i lettori cinesi a immergersi nella densità informativa dell’opera.
Infine, l’edizione cinese è accompagnata da ben sette endorsement di personalità del mondo accademico, imprenditoriale e comunicativo, tra cui esperti riconosciuti della litografia come Yayi Wei dell’Accademia Cinese delle Scienze.
Quest’attenzione si intreccia con la logica cinese della grande mobilitazione, della “Lunga Marcia” sulla tecnologia.
Il Progetto Manhattan cinese e le conferenze scientifiche
Alla fine del 2025, sono emersi vari rapporti, e in particolare un articolo di Reuters, che indicano un potenziale punto di svolta: la Cina avrebbe completato un prototipo funzionante di macchina EUV in un laboratorio segreto a Shenzhen. Il “Progetto Manhattan”. Espressione abusata, come detto, ma questo progetto non è nato dal nulla.
Secondo “Reuters”, l’ecosistema cinese ha reclutato ex ingegneri di ASML offrendo bonus di ingaggio fino a 700.000 dollari e, in alcuni casi, operando sotto identità false per aggirare i controlli. Il prototipo sarebbe stato costruito utilizzando componenti recuperati da vecchie macchine ASML dismesse e parti acquistate sul mercato secondario globale attraverso reti di intermediari. Huawei agisce come capo-filiera di questo sforzo, coordinando una rete di istituti di ricerca.
Del resto, varie aziende sono impegnate nella Lunga Marcia cinese sui macchinari per i semiconduttori. Oltre a Shanghai Micro Electronics Equipment (SMEE), che storicamente è il produttore cinese capace di assemblare macchine litografiche, seppure di generazioni molto inferiori rispetto a quelle di ASML, un’altra azienda è emersa negli ultimi 5 anni: SiCarrier, sostenuta dal governo municipale di Shenzhen, che opera in stretto coordinamento con Huawei, con migliaia tra scienziati e ingegneri impegnati nello sviluppo di litografia, deposizione e attrezzature per l’incisione (vari ambiti del segmento dei macchinari per i semiconduttori, dove operano l’altro anche aziende come Naura e AMEC).
Sul fronte accademico, lo Shanghai Institute of Optics and Fine Mechanics è il centro nevralgico per lo sviluppo della sorgente luminosa EUV, l’aspetto più complesso che richiede la generazione di plasma di stagno ad alta energia. L’istituto impiega alcune centinaia di persone. Una figura chiave è Lin Nan, ex scienziato di ASML, che guida un team dedicato allo sviluppo di sorgenti LPP (Laser-Produced Plasma), citato nell’articolo di Reuters, dopo che le sue capacità sono state già enfatizzate da “South China Morning Post”.
Se consideriamo la scala dell’impegno delle università, dei centri di ricerca e delle industrie cinesi, i ricercatori e ingegneri dedicati allo sviluppo dei sistemi di litografia e dei sottosistemi critici coinvolti nella litografia (sorgenti luminose, ottiche, meccatronica di precisione, metrologia) possono essere decine di migliaia.
La Cina fa grandi investimenti in ambiti, come la fotonica, dove la stessa ASML ha scommesso in start-up, come SMART Photonics nel 2023.
Non bisogna mai sottovalutare un Paese popoloso e determinato come la Cina.
Soprattutto, non bisogna sottovalutare il potere di attrazione e narrazione dei suoi ecosistemi di ricerca.
Prendiamo una conferenza come IWAPS (International Workshop on Advanced Patterning Solutions), che si tiene in Cina dal 2017. I rappresentanti di ASML sono stati sempre invitati e hanno spesso partecipato, anche presentando i loro paper.
Si tratta di conferenze gigantesche. Queste immagini danno un’idea della mobilitazione dell’ecosistema della ricerca in Cina. Queste persone non spariranno da un momento all’altro, qualunque cosa accada.
Anche nell’edizione 2025, era presente una ricercatrice di ASML, che ha quindi parlato di DUV a Shenzhen, mentre da un’altra parte di Shenzhen, secondo Reuters, si svolgeva il “Progetto Manhattan” cinese.
Ci sono perfino i filmati su Douyin sulla conferenza.
Questi elementi possono fornirci una bussola possibile, all’interno della nebbia informativa che non può essere pienamente diradata, perché da ultimo è una “nebbia di guerra”.
Da un lato, la Cina non ha realizzato la macchina di ASML: un prototipo non pienamente verificato non può essere confuso con “ecosistemi di ecosistemi” industriali prodotti in modo attendibile, affidabile e su vasta scala.
Dall’altro lato, la Cina, che ha avuto un indubbio incentivo in questi anni di guerra economica e tecnologica con gli Stati Uniti, ha varie “carte” per giungere a questo risultato che già persegue, a partire dalla sua scala del capitale umano, dalle sue capacità di ricerca, dai suoi ecosistemi industriali.
A ciò si affianca la questione del mercato cinese, che ci può riportare a SMIC.
Gli albori di ASML in Cina e SMIC
Il mercato cinese per ASML è un riferimento importante, ormai a livello pluri-decennale.
Addirittura, The ASML Architects riporta un ordine da parte della Cina nel 1986 della stepper PAS 2000, il primo prodotto di ASML.
In una testimonianza di Joseph Chen, già Direttore delle Vendite per la Cina di ASML, il cliente viene identificato con la Tsinghua University. Secondo Joseph Chen, il mercato cinese arriva a un punto di svolta nel 2002, con la crescita dei ricavi asiatici da 49 a 132 milioni di dollari rispetto all’anno precedente, e con grandi contratti sia con SMIC che con Huajing Electronics Group Corporation, e la spedizione complessiva di 33 sistemi, Infatti il primo riferimento a SMIC, la principale fonderia cinese, nel sito di ASML è datato 2002.
Il rapporto di ASML con SMIC è profondo. Il 27 ottobre 2014 segna forse il momento più alto e ufficiale della collaborazione. In questa data, le due società hanno firmato un accordo di acquisto del valore di circa 450 milioni di euro. A differenza dei normali ordini commerciali, questo accordo è stato celebrato con una cerimonia di firma di alto profilo. Era presente, infatti, la Ministra olandese per il Commercio Estero e la Cooperazione allo Sviluppo, Lilianne Ploumen, un fatto sottolineato anche dalla stampa olandese.
Era un altro mondo. Nel 2014, il governo dei Paesi Bassi vedeva l’export di tecnologia dei semiconduttori verso la Cina come un pilastro della cooperazione economica bilaterale, privo delle connotazioni di sicurezza nazionale che avrebbero dominato gli anni successivi. L’ordine riguardava i sistemi di litografia TWINSCAN NXT, progettati per la produzione di wafer da 300mm ai nodi tecnologici di 32nm e 28nm, con capacità di estensione a nodi più avanzati.
Le collaborazioni di ricerca
Anche negli anni successivi, prima della stagione dei controlli sulle esportazioni, ci sono varie evidenze di collaborazioni tra ASML e l’ecosistema cinese, anche in contesti scientifici e di ricerca.
Sul sito dell’azienda si trova ancora, per esempio, il memorandum del 2017 tra ASML e il consorzio pubblico Shanghai Integrated Circuit Research and Development Center Ltd. (ICRD) per programmi congiunti di formazione, su cui ASML sembra puntare molto.
ICRD è stato inserito nella Entity List del Dipartimento del Commercio a dicembre 2022 e confermato a dicembre 2024.
Quando SMIC, che è una società quotata, ha annunciato l’estensione di un accordo firmato originariamente per la tecnologia DUV nel 2018, ASML ha dovuto pubblicare un chiarimento ufficiale nel 2021, per la pressione politica a cui è ormai sottoposta.
Il vincolo cinese sui macchinari
Perché un’azienda come ASML va in Cina, dove possono emergere potenziali concorrenti?
Perché il mercato cinese ha un peso importantissimo per le aziende leader nei vari segmenti dei macchinari per i semiconduttori (non solo ASML, ma anche aziende americane, come Applied Materials, KLA e Lam Research, e la giapponese Tokyo Electron).
La Cina ha pesato per il 42% della spesa globale in questo segmento nel 2024, in crescita del 35% su base annua, e negli ultimi anni ha accumulato scorte in previsione di ulteriori restrizioni.
Di conseguenza, la Cina ha un peso molto significativo per il fatturato di queste aziende e per la loro possibilità di presentare al mercato risultati soddisfacenti.
I ricavi cinesi di ASML sono cresciuti di oltre il 600% dal 2019 al 2024; Lam Research e KLA hanno visto la loro esposizione alla Cina quasi raddoppiare in termini percentuali.
Tutte le società di macchinari citate, dal 2019 al 2024, hanno avuto un fatturato cinese pari a quasi un terzo di quello complessivo, con punte superiori al 40% in alcune trimestrali.
Il grafico qui sopra, tratto da Bloomberg, mostra il peso della Cina per ASML tra il 2023 e il 2024. Un peso impressionante.
Complessivamente, nel 2024, i ricavi cinesi hanno pesato addirittura per 10,20 miliardi di euro nei ricavi complessivi di ASML, diventando il singolo mercato più grande (36,1% del totale), superando Taiwan e Corea del Sud. Questo processo di stoccaggio, durato a lungo, ha comunque generato una base installata di macchine in Cina molto significativa.
Oltre a questo, ASML teme chiaramente gli effetti che il “sanzionismo” può avere sulla stabilità della supply chain. Anche se è molto difficile capire quali fornitori cinesi abbia ASML (difficilmente si tratta di fornitori “critici” senza alternative), il CEO Christophe Fouquet ha recentemente espresso preoccupazione per gli effetti del caso Nexperia nei Paesi Bassi.
Commentando in un’intervista la decisione del Ministro degli Affari Economici di intervenire drasticamente con l’uso di una legge del 1952 per prendere il controllo dell’azienda, precedentemente venduta ai cinesi di Wingtech, Fouquet ha affermato che in settori così sensibili è fondamentale “parlare prima di arrivare a un’escalation”, mentre in quel caso c’è stata chiaramente l’escalation prima del dialogo. D’altra parte, uno dei motti di Fouquet, che ha sempre trovato utile nel confronto coi clienti che sta nel DNA di ASML, è “Cerca di ascoltare più di quanto parli”.
Fouquet ha chiarito che il caso Nexperia non avrà un impatto diretto sul business di ASML nel breve termine: un’espressione particolarmente prudente. E allo stesso tempo, ha visto il caso come un monito del fatto che i semiconduttori sono fondamentali per tutti e che le diverse parti devono mostrare responsabilità per proteggere un ecosistema globale fragile, quello dentro cui ASML deve necessariamente operare.
La geografia della produzione (e dei ricavi)
Ora, in che modo la situazione che abbiamo descritto potrebbe cambiare? In realtà, ci sono alcuni segnali di cambiamento, determinati dal super-ciclo dell’intelligenza artificiale. Secondo le stime di World Semiconductor Trade Statistics, l’industria dei semiconduttori potrebbe arrivare al traguardo di 1.000 miliardi di dollari di ricavi diretti già nel 2026, e non, come si prevedeva qualche anno fa, nel 2030.
Ciò determina una geografia della spesa di macchinari secondo cui, come si vede nel grafico sottostante, tratto da Nikkei Asia, crescono i luoghi di produzione negli Stati Uniti, a Taiwan, in Corea del Sud, e perfino in Europa, mentre la spesa cinese rallenta, da qui al 2027. Il 2025 ha già visto un primo ribasso, anche se non significativo, della spesa cinese. Il 2026 sarà cruciale per dimostrare questa tendenza. O, in parte, per smentirla, oltre che per verificare meglio dove sia arrivato lo sforzo cinese sull’autosufficienza.
In ogni caso, le macchine in Cina ci sono. Le meraviglie tecniche sono anche oggetti giuridici: rispondono a contratti, che saranno letti e riscritti dagli avvocati sulla base delle nuove spinte della sicurezza nazionale.
Quelle macchine necessitano di assistenza tecnica.
Quelle macchine hanno bisogno dei nostri “eroi”: i manutentori.
Gli uomini in bianco escono di scena ma in realtà sono sempre con noi
Gli uomini in bianco continuano a operare sotto la superficie della realtà, invitandoci ad approfondire gli aspetti tecnologici che diamo per scontati.
Il puzzle di ASML continuerà a essere montato e smontato nel 2026.
Grazie ai suoi protagonisti, gli ingegneri e i tecnici, ma anche per via dei fattori politici che, come abbiamo visto, si intrecciano e si intrecceranno necessariamente con questa storia.

























































